Giro del mondo 2013: considerazioni finali


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Sabato 13 luglio 2013. In viaggio: giorno 136.

E così è arrivato il momento che mi sembrava infinitamente lontano. Ho terminato il mio viaggio intorno al mondo e torno a casa. E' il momento di ringraziare i tanti lettori che mi hanno seguito in questi mesi. Grazie per tutte le volte che vi siete aggiornati sulle mie peripezie, per i suggerimenti, per i commenti, sia quelli sul blog, sia quelli arrivati in privato. Siete stati preziosi. Un grazie particolare anche a Luca Gianotti, che ha regolarmente aggiornato le migliaia di lettori della newsletter Il Cammino sui miei spostamenti a piedi.

Come fosse l'appendice di un libro, raccolgo qui una serie di considerazioni conclusive, alcune serie, altre bizzare (ma vere!), concentrandomi su quanto non già presente sulla solita pagina di riepilogo Mondo2013.

I freddi numeri

Giorni di viaggio. Dal 1 marzo al 13 luglio si contano 135 giorni. In realtà, viaggiando da ovest verso est, ne ho vissuti ben 136, a tutti gli effetti dormendo 24 ore in meno rispetto a chi è rimasto “fermo”. Particolarmente significativo l'aver vissuto due volte di fila la stessa notte, quella di sabato 11 maggio. Prima l'ho vissuta a Auckland, Nuova Zelanda. Il giorno dopo a Tahiti.

Chilometri a piedi. Considerando solo i cammini principali, cioè quelli che richiedono più di un giorno o che comunque sono particolarmente significativi, ho percorso 689km a piedi in 42 giorni. Aggiungendo anche le escursioni secondarie, durante questi mesi ho camminato complessivamente per 825km.

Paesi attraversati. Alla fine, ho toccato 9 paesi, più l'Isola di Pasqua che, pur essendo Cile, mi piace considerare a parte: Hong Kong, Nepal, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Polinesia Francese, Cile, Perù, e Turchia. Il progetto iniziale prevedeva anche puntate in Laos, Cambogia, e Bolivia, ma alla fine i tempi sono risultati troppo stretti.

Estremi geografici. Escludiamo subito i tratti in aereo, senz'altro poco significativi.

  • Latitudine. Punto più a nord: Trento, casa mia, 46°N. Punto più a sud: incrocio di strade verso Milford Sound, Nuova Zelanda, 45.7°S. Punto più vicino all'equatore: Koh Mak, Thailandia, 11.8°N.
  • Longitudine. Punto più a ovest: Aeroporto di Tahiti, Polinesia Francese, 149.6°W. Punto più a est: Lago Rotorua, Nuova Zelanda, 176.3°E.
  • Altitudine. Punto più basso: livello del mare, un po' ovunque. Non credo di essere stato in depressioni naturali che si trovino al di sotto del livello del mare. Punto più alto: Passo Thorung La, Nepal, 5419m.
  • Temperatura, stimata ad occhio. Più bassa: Passo Thorung La (5419m), Nepal, -25°C. Più alta: Bangkok, Thailandia, 42°C.

Incidenti e salute

Per fortuna non mi è capitato nulla di grave. Nessuna malattia tropicale, nonostante in un paio di occasioni abbia corso qualche rischio con le zanzare. Direi che mai, in nessuna situazione e in nessun luogo, mi sono sentito seriamente in pericolo di vita. A parte alcune fregature, nelle quali comunque ho avuto le mie colpe, non ho mai subito né furti né tentativi di rapina.

Due volte ho mangiato cibo guasto, con ovvie conseguenze: diarrea, vomito, e debolezza per alcuni giorni. La prima volta pochi giorni dopo essere partito, quando ho iniziato a camminare in Nepal. La seconda volta in Perù, a Cusco, subito dopo aver concluso un trekking impegnativo.

Due volte sono rimasto invischiato in proteste di piazza. Prima a Puno, Perù, dove sono finito in una nube di lacrimogeni e sono stato salvato dalla gentile cameriera di un ristorante. Quanto invece è successo a Istanbul l'ho raccontato qui. In entrambi i casi, nessun particolare problema né di salute, né di… spavento.

Impossibile dimenticare l'unico altro incidente degno di nota. Quando, immobilizzato sulla groppa di un elefante, sono stato attaccato da uno sciame di api inferocite.

Non ho mai avuto vesciche. Le ginocchia hanno tenuto bene nonstante lo zaino in alcune occasioni pesasse davvero troppo. Non ho mai avuto né raffreddore, né influenza, né mal di gola. L'unica sofferenza è derivata dal mal di montagna. Sia in Nepal, sia in Perù, la prima notte oltre i 3500m è stata tormentata da mal di testa, sensazioni di febbre, e pensieri deliranti. Per fortuna, in entrambi i casi, la mattina dopo è passato tutto e l'adattamento alla quota è proseguito senza altri disagi.

Animali

Avvistati. Tralascio ovviamente le bestie più comuni (cani, gatti, galline, cavalli, asini, ecc.) per concentrarmi sugli incontri più esotici. Allora, ho avvistato, rigorosamente nel loro ambiente naturale (i luoghi tipo zoo non valgono) e in ordine casuale: scimmie, coccodrilli, elefanti, canguri, kiwi, wallaby, serpenti, scoiattoli, koala, pappagalli, geki, llama, alpaca, yak, rinoceronti, foche. Ho poi ovviamente incrociato innumerevoli uccelli e insetti endemici e/o rari, ma purtroppo non sono in grado di riconoscerli.

Mangiati. Eh, non sono vegetariano. A parte gli animali più comuni, ho mangiato: yak, canguro, rane, girini, porcellino d'india, alpaca, anatra.

Cibo

Non ho assaggiato le cose più strane, tipo frullato di rane crude, spiedino di scorpioni, o simili prelibatezze. Mi sono comunque difeso bene, provando una notevole gamma di sapori, ingredienti, accostamenti.

Ogni cultura ha i suoi punti di forza e di debolezza, ma non posso fare a meno di constatare la superiorità, per lo meno per le mia papille gustative, della cucina thailandese. Alta qualità in ogni locale, ingredienti e sapori ben bilanciati, presentazione spettacolare, piccantezza elevata (a volte quasi troppo), prezzi bassi. In ogni paese comunque ho trovato piatti che mai dimenticherò. Ecco un breve elenco dei di quelli che mi sono rimasti più impressi.

Dal bhat, Nepal.

Il celebre dal bhat, onnipresente in Nepal, da mangiare rigorosamente con le mani. Chicken Biryani, piatto indiano che amo molto e che ho assaggiato nelle sue diverse varianti in molti dei paesi attraversati. Memorabile quello casalingo che mi è stato servito a Marpha, Nepal. Papaya salad, fantastico piatto fresco ed estremamente piccante, provato in molte varianti in Thailandia. Tanti altri cibi thai: la zuppa piccante Tom Yum, la zuppa di pesce servita nel cocco fresco, i vari tipi di curry, mango on sticky rice, il pesce gigante preparato dai cuochi del Bamboo Hideaway Resort, e tanti altri. Ceviche, il pesce crudo marinato nel succo di limone, gustato a Tahiti, Isola di Pasqua, Cile, e Perù. Delle carni ho già scritto sopra, anche se la migliore esperienza è stata a Arequipa, Perù, dove ho degustato una selezione di tre filetti (belli cicci) cotti a puntino: anatra, alpaca, e manzo. In Turchia ho apprezzato le colazioni: pomodori, olive, formaggio, cetrioli, e un bel tazzone gigante di yogurt acido, impreziosito da una generosa colata di miele liquido… slurp. Ah, per chi mi conosce bene… dopo l'esperienza in Turchia ho comunciato a mangiare anche i cetrioli, verdura che avevo sempre rifiutato categoricamente in precedenza. Almeno in qualcosa sono migliorato.

Musica e intrattenimento

Grazie alla mia dotazione tecnologica, ho avuto la possibilità di ascoltare musica, leggere libri e riviste, e vedere filmati più o meno ovunque nel corso del viaggio. Mai e poi mai ho usato le cuffiette durante i cammini (sacrilegio!), ma talvolta, soprattutto durante i lunghi trasferimenti in autobus o qualche sera in camera, ho ascoltato, letto e visto quanto segue.

Musica. Non ho preparato nessuna selezione particolare. Semplicemente, ho ascoltato quanto avevo già installato precedentemente sul telefonino. La discografia completa di Fabrizio De André. Un Best Of dei Dire Straits e il loro classico Brothers in Arms. I Best Of volume 1 e 2 di Bob Dylan. Gold, degli ABBA. La Studio Collection completa di Franco Battiato. Un selezione del meglio dei Led Zeppelin. Un disco classico dei Metallica. Un Best Of di Simon & Garfunkel, lo stesso che alcuni anni fa aveva accompagnato le mie scorribande in auto in Pennsylvania. I tre dischi Canzoni al Massimo di Vasco Rossi. Una selezione del meglio degli Inti-Illimani.

Podcast. Per chi non lo sapesse, ascoltare i podcast equivale più o meno ad ascoltare la radio. Ecco cosa ho ascoltato con assiduità durante questi mesi. Prima di tutto, l'ottimo Il Disinformatico di Paolo Attivissimo, appuntamento settimanale (venerdì) della terza rete della Radio Svizzera Italiana. Poi La storia e la memoria, bella rubrica di approfondimento storico di Radio24, con cadenza settimanale (sabato). I fumetti radiofonici di Radio Rai mi hanno aiutato a sopravvivere a molti tragitti in autobus e mi hanno fedelmente accompagnato durante i 3800km guidati in Nuova Zelanda. In particolare, ho ascoltato tutti gli episodi di Tex Willer e di Dylan Dog. Nella loro varietà e attualità, ho apprezzato Letture di Radio24. Sempre gradita poi ogni puntata di Desert Island Discs, storica, celeberrima trasmissione radio inglese (BBC). Saltuariamente, ho poi ascoltato selezionate puntate di: This American Life; Penn's Sunday School; Stuff Mom Never Told You; Stuff To Blow Your Mind; Stuff You Missed in History Class.

Letture. Ogni giovedì ho scaricato e letto la versione elettronica di Internazionale, tenendomi così aggiornato, per quanto possibile, sugli eventi del mondo. Per quel che riguarda i libri, ho usato quasi esclusivamente il Kindle, anche perché eventuali libri cartacei avrei dovuto portarli sulle spalle per ore e ore durante i tragitti a piedi. Dunque, in versione elettronica, ho letto: Feast for Crows e Dance with Dragons di George Martin, quarto e quinto libro della serie A Song of Ice and Fire (quella del Trono di Spade, per intenderci). Open, l'interessantissima e coinvolgente autobiografia di Andre Agassi. The Tender Bar, autobiografia di J R Meohringer, il ghost-writer che, a partire dai racconti di Agassi, ha davvero scritto Open. Le bugie nel carrello, agile e interessante saggio di uno dei miei blogger/divulgatori preferiti, Dario Bressanini. I libretti delle opere liriche Madama Butterfly e Rigoletto. Canale Mussolini di Antonio Pennacchi. Mondoviaterra di Eddy Cattaneo, libro iniziato prima di partire e che mi ha accompagnato praticamente per tutto il viaggio, seguendo in parallelo le destinazioni toccate dall'autore. Eddy ha fatto anche lui il giro del mondo, ma senza mai usare aerei e impiegando 15 mesi. L'idea di scrivere questo lunghissimo post di riepilogo l'ho presa proprio dall'appendice di Mondoviaterra. Mi sono poi appassionato agli scritti di Amara Lakhous, che ho incontrato di persona alcuni mesi fa a Trento. Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio e Divorzio all'islamica a Viale Marconi sono piacevolissimi, originali e costringono a riflettere. Prossimamente leggerò il suo nuovo lavoro a proposito di maialini italianissimi. Vista l'enorme pubblicità che sta ricevendo in Turchia (parte del libro è ambientata a Istanbul), ho letto Inferno di Dan Brown, scoprendo che in realtà tocca molto più l'Italia che la Turchia. Bellissima scoperta poi Fuga sul Kenya di Felice Benuzzi, appena uscito su Kindle. Per concludere, ho finito giusto un paio di giorni fa Sette anni in Tibet di Heinrich Harrer, altro racconto vero e coinvolgente.

Letture blog. Inutile elencare qui le centinaia di feed RSS che seguo. Mi limito a segnalare il traumatico passaggio da Google Reader (defunto, sigh) a Feedly, un sostituto che per il momento fa bene il suo lavoro. Ovviamente, durante i prolungati periodi offline ho accumulato migliaia e migliaia di articoli da leggere, che poi ho bellamente cestinato. Ora devo riaggiornarmi su molti temi, soprattutto di tipo tecnologico; in cinque mesi il mondo può cambiare radicalmente in questo ambito…

Video. Non ho mai guardato la televisione e anche come film non mi sono dato molto da fare. Giusto un paio di volte al cinema. Mi sono limitato ad alcuni filmati scaricati da YouTube che di tanto in tanto riguardavo. Senza entrare troppo nei dettagli, mi sono divertito con i MonthyPyton, con ChristianIce, con vecchi sketch di Rowan Atkinson, e con alcune canzioni straniere italianizzate (tipo Esce ma non mi rosica). Ho rivisto spesso alcune arie tratte da opere liriche quali: Don Giovanni di Mozart, Rigoletto, Elisir d'amore.

Lettori del blog e apparizioni sui media

Ho tenuto d'occhio le statistiche d'accesso al blog, anche se non so esattamente come interpretarle. Il numero medio di visitatori unici del sito è stato (escluso spam e robot) di un centinaio ogni signolo giorno. Quanti di questi fossero nuovi o sempre gli stessi che accedevano quotidianamente, non saprei. Se dovessi fare una stima, direi che i lettori del blog che mi hanno seguito con una certa costanza sono almeno 500, forse di più. Parecchie migliaia invece quelli che almeno una volta hanno letto uno dei post.

Come accennavo più sopra, Luca Gianotti, sulla newsletter Il Cammino ha raccontato dei miei passi. Ecco tutti gli episodi:

Poco dopo la mia partenza sono anche finito in prima pagina su L'Adige, un quotidiano locale della mia città, grazie ad un'intervista con la giornalista FedericaP. L'articolo, anche forse a causa di un titolo sensazionalistico e poco preciso, ha suscitato un caldo dibattito, con tanto di detrattori e sostenitori. Un grazie agli anonimi che hanno preso con passione le mie difese. Ho potuto leggere articolo e discussione solo diversi giorni dopo, quando ormai le acque si erano calmate. Ecco il link, sperando non vada a sparire in futuro.

Quanto ho speso?

Mah… non ho tentuto traccia accuratamente di tutte le spese. Però ho un'idea piuttosto realistica, che mi deriva dalla differenza degli estratti conto, tolte grossolanamente le spese non legate al viaggio (affitto, bollette periodiche, ecc.). Iniziamo col dire che ho speso più di quel che immaginavo inizialmente, ma va bene così.

Per il volo round-the-world, quasi esattamente 4000 euro, comprese le tasse. Per i 4 voli aggiuntivi relativi alla tappa in Turchia, non ricordo esattamente, ma circa altri 250 euro. Per tutto il resto, stimo di aver speso circa 7000 euro, equivalenti a 51 euro al giorno. Non so dire se sia tanto o poco, ma immagino sia ragionevole. Vediamo cosa includono questi 7000 euro. Vitto e alloggio per 136 giorni, tour organizzati (alcuni molto lunghi e con guida personale), trasporti (bus, barca, taxi, ecc.), noleggio auto e campervan, benzina, ingressi a musei e attrazioni turistiche, tasse varie, offerte, visti, libri, mappe, accessori di vario genere, rinnovo del guardaroba, souvenir e… piatti di ceramica. In generale, sono stato abbastanza attento a non sprecare e a scegliere sempre soluzioni relativamente economiche, senza però ridurmi per forza a situazioni super-spartane o a contrattare sui centesimi. Il totale dei totali è quindi di circa 11000 euro, equivalente a poco più di 80 euro al giorno, tutto compreso.

Il futuro

Non ho idea di quale direzione prenderà la mia vita nei prossimi mesi (e anni). Primo passo sarà la ricerca di un nuovo lavoro. Guardo avanti, con mente aperta, senza paura.

In ogni caso, conto un giorno di iniziare nuove esperienze a piedi su cammini a lunga percorrenza. Quel giorno, riprenderò a scrivere sul blog. Alla prossima, buon cammino!

Passeggiata sui monti


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Vista sull'altipiano di Bezirgan.

Martedì 9 luglio 2013. In viaggio: giorno 132. In Turchia: giorno 21.

A piedi: da Kalkan a Bezirgan lungo la Via Licia; ritorno lungo la strada. Circa 25km.

Ieri ho proprio fatto fatica a fare la lucertola da spiaggia, tutto il giorno ad abbrustolire sotto all'ombrellone. Così oggi ho deciso di camminare ancora lungo la Via Licia. Zainetto leggerissimo, scarpe da ginnastica, bottiglia d'acqua e pacchetto di biscotti. Destinazione, il paesino di Bezirgan, nel mezzo dell'altipiano che si trova al di là della montagna che sovrasta Kalkan. Vista la stagione e l'esposizione a sud, il dislivello da affrontare è di tutto rispetto, quasi 900 metri per arrivare al passo che porta all'altipiano, più altri 200 metri circa per uscirne dall'altro lato.

Come immaginabile, la salita è stata dura, ma l'ho affrontata con molta leggerezza; quando uno è abituato allo zaino da 20 e passa chili, partire quasi a vuoto mette le ali. Mi sembrava di volare, saltando da un sasso all'altro. Grossi problemi di navigazione da Ulugöl alla strada (Domed cistern sulla mappa). Seguivo la traccia gps, ma non ho visto nemmeno un segnavia. Secondo me qualcuno ha boicottato il percorso, ripassando con vernice azzurrina e quasi invisibile i segnavia. Oppure il percorso è stato modificato e non me ne sono accorto.

Bezirgan è luogo di seconde case per gli abitanti di Kalkan, che spesso d'estate si spostano qui per sfuggire alla calura. Ho letto che durante l'inverno da queste parti si raggiungono temperature molto rigide. Probabilmente entrano in gioco gli stessi meccanismi climatici delle mesetas spagnole. Contrariamente a quanto mi aveva detto il gestore del mio albergo, non ci sono ristoranti a Bezirgan e per il pranzo mi sono dovuto arrangiare con i biscotti e con i prodotti dell'unico mini-market del posto. Occhio, il vecchietto del mini-market è un furbone che ogni volta ha tentato di imbrogliarmi sul resto, anche se in modo molto ingenuo. Sbagliava infatti in modo così clamoroso che era impossibile non accorgersene, e.g. invece di darmi 48 lire di resto, me ne ha date solo 3… e poi insisteva: “all ok, ah!“.

Mi sono fermato poco fuori dal villaggio, all'ombra di alberi frondosi, immergendomi per oltre tre ore in letture interessanti. Ieri ho finito di leggere Fuga sul Kenya di Felice Benuzzi, un classico dell'alpinismo che ho scoperto solo ora. Assolutamente consigliabile. Di seguito, oggi ho iniziato il ben noto Sette anni in Tibet, trovando incredibili parallelismi e comunanza di pensiero montanaro fra i due protagonisti.

Fin qui ho seguito la Via Licia, poi sono tornato lungo la strada.

La camminata pomeridiana, pur lunghetta, è stata tranquilla e, a parte la prima mezzora di ripida salita, piuttosto rilassante. Ho anche imparato una cosa nuova: ora so riconoscere l'odore delle carogne in decomposizione… A lato di uno stradino, sulla collina che sovrasta il paesello, i locali usano buttare le bestie morte, creando un ammasso di carcasse a cielo aperto. Ci sono passato molto vicino e ho quindi potuto apprezzare il puzzo molto caratteristico.

Come previsto, domani mattina mi sposterò in autobus ad Antalya.

Pentagramma pennuto.

 

Una settimana a Kalkan

Lunedì 8 luglio 2013. In viaggio: giorno 131. In Turchia: giorno 20.

Tutti gli edifici di Kalkan sono nuovi e lussuosi: alberghi, pensioni, e un’infinità di villette con piscina da affittare ai turisti. Non ho idea di dove possano abitare gli autoctoni, ma secondo me molti sono pendolari di qualche paesino dei dintorni. L’aria è quella di un enorme villaggio turistico, frequentato quasi esclusivamente da inglesi britannici. Ci sono viuzze con negozi di souvenir, bar e ristoranti costosetti ovunque, e non mancano locali dedicati a trasmettere su grande schermo gli eventi sportivi di maggior interesse per gli inglesi (in questi giorni, tennis, calcio e Formula 1). La spiaggia di ciottoli, pur essendo piccolina – circa 400 metri di lunghezza – regala una mare davvero trasparente e pulito, azzurro chiaro dove si tocca, blu scuro più in là. Mi aspettavo che l’acqua fosse caldissima, un brodo, ma in realtà è piuttosto fredda; l’ideale per rinfrescarsi di tanto in tanto. Metà spiaggia è libera, l’altra metà è attrezzata, ma a prezzi davvero accessibili. Ad esempio, un ombrellone e una sdraio per l’intera giornata a 2 euro.

Il mio piano era di fare vita di spiaggia… ma non sono capace di stare fermo. Ho resistito poco più di mezza giornata e poi mi sono messo alla ricerca di cose da fare: escursioni, camminate, gite. Fortunatamente, la zona si presta molto e, appoggiandomi a UnlimitedHolidays, un’agenzia di viaggio locale che ho trovato efficiente e professionale, ho esplorato i dintorni. Di seguito, qualche breve nota su quel che ho fatto, tanto per non dimenticare.

Kapitaş Beach

Kapitaş Beach.

Il gestore dell’albergo mi ha consigliato molto caldamente di provare questa spiaggia che si trova allo sbocco di un profondissimo canyon. Spiaggia famosissima in zona, è molto frequentata e c’è un regolare servizio di autobus che tutto il giorno fa avanti e indietro dalla città. Ovviamente io mi sono mosso a piedi, sotto il sole, lungo l’autostrada. Sette chilometri all’andata, sette al ritorno. Una bella sudata, ma ne valeva la pena. Fino a non molto tempo fa era possibile risalire a piedi il canyon, ma recentemente è crollata una parte del sentiero. Non me la sono sentita di appendermi, fuori dalla vista di tutti, alle rocce friabili, con il rischio di fare un volo di una ventina di metri. Magari in futuro ripristineranno una via d’accesso più sicura.

La città sottomarina di Kekova

Un’antica città licia, importante centro commerciale, sulle sponde di un’isola. Molti secoli fa, un terribile terremoto che ha fatto sprofondare l’intera isola di 6 metri. Risultato, buona parte della città è finita sott’acqua. Bella gita in barca, con vista sulle rovine sommerse. Oltre all’aspetto culturale, la barca si è fermata anche in cinque splendide baie per consentire ai passeggeri di nuotare liberamente nelle acque cristalline, a contatto con le enormi tartarughe marine che abbondano da queste parti. Nonostante l’acqua profonda diversi metri, ho provato a nuotare anch’io, per la prima volta della mia vita dove non si tocca. Una certa soddisfazione, anche se non mi sono mai allontanato dalla scaletta della barca.

Il castello di Simena

Come in molti altri siti dell’antica Licia, la varie culture che si sono succedute nel corso dei secoli hanno tutte lasciato qualche traccia. Il castello è una fortificazione in cima a una collina che domina la città sommersa di Kekova e il complesso di isole che stanno tutt’intorno. Le fondamenta risalgono ai lici, poi ci sono pezzi romani, greci, bizantini, ottomani, turchi, fino ad arrivare ai cannoni puntati verso il mare (vedi foto). Appena fuori dalle mura, ecco l’immancabile necropoli, con i classici sarcofagi di epoca licia, caratterizzati da un tetto a forma di barca rovesciata, utilissima per navigare nell’oltretomba.

Necropoli di Simena.

Saklikent Canyon e tappeti

Il secondo canyon più lungo d’Europa – 18km – si può risalire a piedi, bagnandosi un po’, per circa un’oretta. Poi l’acqua diventa troppo alta e impetuosa e bisognerebbe arrampicare sulle pareti strapiombanti ed estremamente levigate del canyon. Ambiente spettacolare, fresco, anche se decisamente bagnato. Divertente salire le roccette, sempre investiti dal torrente che nei secoli ha scavato questo profondo taglio nella roccia.

Dopo il Saklikent, il tour prevede una visita presso una cooperativa che produce e commercializza tappeti (vedi foto). Ancora traumatizzato dall’esperienza del piatto di ceramica, quando il primo venditore mi ha approcciato chiedendomi quale fra i tappeti appena presentati mi piaceva di più, ho subito risposto: “Beh, sa, sono un tipo un po’ particolare. Odio i tappeti, non li posso vedere, mai e poi mai ne piazzerei uno a casa mia…“. A parte che la mia avversione per i tappeti è reale e ben nota a chi mi conosce bene, il tipo ha reagito in modo strano. Si è messo a ridere e, rilassato, ha iniziato a raccontarmi di quando vendeva tappeti alla base americana di Napoli (strano posto per vendere tappeti…). Bizzarro il suo rapporto con i napoletani, da un lato il disprezzo (un po’ razzista, espresso solo dopo aver appreso della mia provenienza dal profondo nord), dall’altro l’ammirazione per le contraddizioni e la creatività.

Tlos, la città di Pegasus

A Tlos, tombe di diverse epoche a confronto.

L’ennesimo insediamento dell’antica licia, con le solite stratificazioni di epoche successive. A quanto pare Tlos era un centro sportivo, con stadio, piscina, teatro, stalle, e l’immancabile necropoli (vedi foto). La guida ad un certo punto ci ha indicato qualcosa che aveva a che fare con Pagasus, il cavallo alato, ma non ho capito di che si trattasse: una statua, un sasso, una rovina? Boh.

Direi che per questo viaggio ormai ho visto rovine antiche a sufficienza…

Il futuro

Oggi e domani ancora a Kalkan. Oggi, se resisto, vita da spiaggia. Domani, gitarella a piedi con zaino leggero fino a Bezirgan, circa 10km per 1000m di dislivello, lungo il percorso della Via Licia.

Mercoledì, partenza per Antalya, ultima città del mio viaggio. Sabato 13 luglio si ritorna a casa…

 

A picco sul mare


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Martedì 2 luglio 2013. In Viaggio: giorno 125. In Turchia: giorno 14. A piedi: giorno 42.

Via Licia: giorno 9. Da Patara a Kalkan, 16km.

Con un po' di tristezza, ho deciso che la tappa di oggi sarà per me l'ultima lungo il percorso della Via Licia. Troppo caldo durante quasi tutte le ore di luce, tanto più che dopo Kalkan il cammino si impennerebbe su per lunghe salite esposte a sud, in zone povere di villaggi e punti di ristoro. Probabilmente avrei potuto continuare, ma non senza correre qualche rischio legato all'eccessiva esposizione al sole. E' un buon momento per concludere, comunque. Ho visitato le rovine più significative dell'antica Licia, ho conosciuto gli abitanti di alcuni villaggi tanto isolati da essere quasi deserti, ho toccato spiagge stupende, raggiungibili solo a piedi o via mare. Complessivamente, ho camminato per 122km, niente male. Inoltre, Kalkan è una famosa località di villeggiatura, con un mare incredibilmente trasparente e spiagge pulite. C'è un po' l'effetto turistopoli, con inglesi assortiti ovunque, ma in questo momento mi va bene così. Mi fermerò a Kalkan una settimana, per poi proseguire in autobus verso Antalya.

Ultima vista su Patara e sulla sua spiaggia di sabbia lunga 18km.

Il tratto da Patara a Delikkemer, variante sud, è meraviglioso. Quasi tutto su larga mulattiera, si muove lungo la costa, con stupende viste sul mare e sulle isole poco distanti. Pochi problemi di navigazione, l'ideale per rilassarsi e godersi il cammino.

Da Delikkemer a Kalkan la mappa è decisamente fuorviante. Sembra che inizi quasi subito una strada asfaltata e quindi mi aspettavo di arrivare in poco tempo e senza soffrire troppo il sole ormai alto. Niente di più sbagliato. La strada asfaltata non esiste e abbiamo invece il re di tutti i tratti infernali. Nessuna ombra, sole a picco, vegetazione spinosa che attacca costantemente gambe e braccia, difficoltà a seguire i segnavia. Inoltre, è l'unico tratto di tutta la Via Licia che richiede assenza di vertigini e qualche semplice passaggio di arrampicata su roccia (a strapiombo sul mare). In compenso, lo spettacolo regalato dalla natura, con insenature, baie blu e verdi, scogliere, è uno dei più impressionanti di tutto il cammino. Ricorderò sempre il contrasto fra il desiderio di fermarmi ad ammirare quello che mi stava intorno, e l'esigenza di fuggire il più in fretta possibile per non beccarmi un colpo di calore, o peggio.

Uno dei tratti più complicati, a quattro zampe su rocce a strapiombo sul mare.

Poco fa, mentre giravo per i negozietti del centro, ho beccato una mini-libreria specializzata su tutto ciò che ruota intorno a questa regione della Turchia. Con grande sorpresa, ho trovato anche la famosa guida alla Via Licia in inglese (The Lycian Way, di Kate Clow), quella che è ormai introvabile e fuori stampa. Il gestore, un simpatico signore sulla sessantina che parla un eccellente inglese, mi ha spiegato che a suo tempo ne aveva ordinate mille copie, diventando così oggi l'unico punto vendita in tutta la Turchia dove è ancora possibile reperire la guida. Buono a sapersi, anche se ormai per me è troppo tardi (ne ho comunque comprata una copia).

I prossimi giorni probabilmente diraderò i post sul blog. Mi farò comunque risentire prima del rientro definitivo in Italia.

Ecco le terribili foglioline che si infilano fra schiena e zaino.

 

Patara, spiaggia e Santa Claus


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Lunedì 1 luglio 2013. In viaggio: giorno 124. In Turchia: giorno 13. A piedi: giorno 41.

Via Licia: giorno 8. Giornata di riposo a Patara, con visita alle rovine.

La visita di Patara è stata naturalmente molto interessante. Mi è piaciuto muovermi liberamente a piedi e poter così apprezzare le dimensioni davvero notevoli della città. Anche in questo caso, non intendo dilungarmi su aspetti da guida turistica e rimando alle fotografie, in particolare quella del pannello storico. Curioso il fatto che a Patara sia nato nientemeno che… Santa Claus.

Il teatro di Patara.

Qualche nota sull'edificio che ha colpito maggiormente la mia immaginazione, in particolare per quel che riguarda il recentissimo restauro (2008-2011). Si tratta della Assembly Hall of the Lycian League, una specie di parlamento dell'epoca. Fino al 1996 era completamente interrato in una collinetta. Gli scavi poi l'hanno portato alla luce, in condizioni però disastrose, da vera rovina. Gli studiosi, grazie a tecniche fotogrammetriche, hanno creato un dettagliatissimo modello tridimensionale della struttura e di tutte le pietre trovate nei dintorni. Grazie ad una simulazione, hanno individuato la disposizione di tutti i pezzi e, partendo dalle stesse cave usate all'epoca, hanno costruito copie dei blocchi di pietra mancanti e / o rovinati. Hanno ripulito e montato il tutto, creando un edificio che sembra nuovissimo, quasi fuori luogo in mezzo a tante rovine. Invece di completare il tetto, l'hanno lasciato aperto, come fosse un modellino da mostrare ai turisti. Impressionante.

Assembly Hall of the Lycian League dopo il restauro.

Interno dell'Assembly Hall of the Lycian League.

Immancabile poi, dopo il lato culturale, la visita alla poco distante spiaggia. Purtroppo il vento fortissimo che faceva turbinare la sabbia ha rovinato la giornata ai turisti, ma mi ha regalato la possibilità di camminare in solitudine lungo il bagnasciuga. La spiaggia di Patara è la più lunga di tutta la Turchia, 18km ininterrotti di sabbia, quasi del tutto senza stabilimenti balneari.

Verso la spiaggia.

Nota di servizio. All'improvviso, esattamente 10 giorni dopo l'attivazione della mia SIM dati turca, il mio cellulare non riesce più a registrarsi sulla rete. La commessa mi ha detto che sarebbe durata un mese, ma probabilmente si è sbagliata. Di fatto, d'ora in poi non potrò più collegarmi a internet in libertà, ma dovrò appoggiarmi alle reti wifi di alberghi e ristoranti.

 

Da Akbel a Patara


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L'anello di Patara. Oggi ho preso il sentiero a nord. Dopodomani prenderò quello a sud.

Domenica 30 giugno 2013. In viaggio: giorno 123. In Turchia: giorno 12. A piedi: giorno 40.

Via Licia: giorno 7. Da Akbel a Patara, 14km.

La mia fantastica guida locale.

Ho acquisito la capacità di intuire se una sezione del cammino sarà infernale oppure no. Se passa lontano dalle strade, sui fianchi di una collina, attraversando torrentelli, allora è probabile che ci siano delle difficoltà. La tappa di oggi, pur essendo relativamente corta, non ha villaggi intermedi dove fare pausa e, sulla carta, promette appunto di essere tosta.

Già l'uscita da Akbel, segnata malissimo, mi costringe al solito algoritmo avanti-indietro. Per fortuna ad un certo punto uno dei tanti cani randagi si impietosisce e, sorprendentemente mi guida preciso preciso nella direzione corretta. Ogni volta che mi fermo, dubbioso per la mancanza di segnavia, l'amico randagio mi guarda, abbaia una singola volta e fa un cenno con la testa (vedi foto), come a dire: “su fidati, da questa parte“.

Una volta attraversata l'autostrada, ecco il tratto infernale. Sentiero stretto, strettissimo, con muri di piante spinose su entrambi i lati. L'ultima manutenzione / potatura deve essere stata fatta a primavera, e spesso devo tuffarmi fra le spine. Terribile un alberello molto diffuso, che porta piccole foglie spinose, tipo agrifoglio. Quando tocco i rami, nuvole di foglie secche si staccano e, inevitabilmente, alcune si infilano fra schiena e zaino, provocando improvvisi dolori simili a quelli di una puntura d'insetto. Visto che da qui non passa nessuno da giorni, tutte le ragnatele sono mie, tanto che alla fine sono coperto da un abbondante mantello bianco, dalla testa ai piedi. Unica consolazione, è mattina presto e il sole ancora non picchia troppo forte.

L'acquedotto di Patara.

Resti delle condutture.

Poco prima di Delikkemer, bella località dominata dagli ulivi, il sentiero prende a seguire l'antico acquedotto di Patara (vedi foto). Suggestivo, ma le piante spinose e le innumerevoli ragnatele mi impediscono di apprezzare.

Da Delikkemer in poi, inaspettatamente, la musica cambia. Il sentiero diventa una larga e comoda mulattiera, tira un bel venticello fresco, si passa in mezzo a uliveti e boschi verdi. Insomma, uno dei tratti più belli, facili, e rilassanti di tutto il cammino.

Arrivato a Patara verso le 11, noto subito un bell'albergo con piscina e mi fiondo. Camera con bagno, aria condizionata, piscina; probabilmente non è altro che un due stelle, ma mi sembra di sguazzare nel lusso. Stanza, colazione, pranzo, cena, bibite a volontà, il tutto per 33 euro al giorno. Mi fermerò due notti. Oggi riposo assoluto, domani visita alle rovine di Patara e vita da spiaggia. Poi ripartenza a piedi alla volta di Kalkan dove, se trovo una bella sistemazione, conto di fermarmi almeno una settimana.

Oggi e domani mi fermo qui.

 

In bilico sul tubo millenario


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Sabato 29 giugno 2013. In viaggio: giorno 122. In Turchia: giorno 11. A piedi: giorno 39.

Via Licia: giorno 6. Da Xanthos a Akbel, 21km (+4km).

Ho fatto un errore. Inutile, intempestivo, stupido. Immaginiamo un bel collinone al quale ci avviciniamo dal punto A. Il punto B è esattamente dalla parte opposta e bisogna raggiungerlo per continuare il cammino verso il prossimo paesello, dove ci aspetta un bel pasto corroborante. Il sentiero, con i soliti segnavia bianco-rosso sbiaditi, aggira il collinone da destra. Non segnata da nessuna parte – né mappa ufficiale, né tracce GPS – esiste anche una variante segreta, con segnavia nuovissimi, che aggira da sinistra. Una volta arrivato in A, non mi sono accorto della nuova traccia, e giustamente ho continuato tranquillamente su quella ufficiale. In B è successo il guaio. Il segnavia sbiadito che porta al villaggio risulta invisibile, mentre è invece bello splendente quello della variante, che fra l'altro, almeno inizialmente, tiene una direzione quasi corretta. Per nulla insospettito, ho ovviamente preso a seguire la variante a ritroso, senza accorgermi del lento e continuo voltare dalla parte sbagliata. Una volta tornato in A, non contento, non ho riconosciuto il paesaggio già visto e, furbamente, ho cominciato a ridiscendere la salita che parecchio tempo prima avevo superato con tanto sudore. Per fortuna dopo una decina di minuti di discesa ho notato un albero di traverso sul sentiero e, grazie al deja vu, ho capito l'errore. Oltre un'ora persa a girare in tondo, 4km di tratto infernale regalati, e ritardo clamoroso rispetto all'obbiettivo di smettere di camminare entro le 11. Non so dire quanto l'errore fosse evitabile. Credo che una volta arrivato in B, chiunque imboccherebbe la variante a ritroso. Tutto sta nel rendersi conto dell'errore il prima possibile. Mi sono fidato troppo del sentiero (finalmente) ben segnato e per un bel pezzo non ho consultato né il GPS, né il mio senso dell'orientamento, rilassato in altri pensieri. Non so nemmeno che lezione trarne; non posso sempre stare all'erta, dubitare dei segnavia, controllare continuamente bussola o GPS… mah.

Si passa proprio sull'acquedotto, come fosse un ponte.

Oltre che per l'involontario girotondo, ricorderò sempre la tappa di oggi per la scelta dei tracciatori di seguire a ritroso, per chilometri e chilometri, l'antico acquedotto che portava l'acqua a Xanthos. E quando dico seguire, intendo non solo camminarci sopra, ma proprio dentro ai resti del tubo di pietra dove scorreva l'acqua. Può darsi che dal punto di vista della conservazione del bene storico non sia esattamente una buona idea; in molti punti le pietre cominciano infatti a mostrare i segni dei passi dei camminatori. Tuttavia, si tratta di un'esperienza unica. Inizialmente si tratta appunto di resti. Poi, si comincia a notare un po' di fanghiglia umida. Verso la fine l'acqua scorre ancora, come secoli e secoli fa, solo che a un certo punto viene deviata verso un villaggio moderno.

Passa ancora l'acqua...

L'unico posto per dormire a Akbel è un moderno ed elegante complesso di bungalow, prato all'inglese, ulivi, e piscina. Visto il fine settimana, non c'è posto letto per me, ma i gestori mi hanno dato il permesso di montare la tenda dove mi pare e di usare i vari servizi: bagno, doccia, piscina. Il tutto gratis: grazie! Ah, questo bellissimo posto (vedi foto) si chiama Hidden Garden.

Giardino e piscina Hidden Garden.

 

Riposo a Xanthos


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Anfiteatro e agorà viste dall'acropoli. Sullo sfondo... le serre dei pomodori.

Venerdì 28 giugno 2013. In Viaggio: giorno 121. In Turchia: giorno 10. A piedi: giorno 38.

Via Licia: giorno 5. Giornata di riposo a Xanthos, con visita alle rovine.

Una giornata di riposo ci voleva. Anche se stamattina ho camminato sotto al sole fra le rovine per alcune ore, ora mi sento recuperato e pronto per domani. Tanto per stare sul sicuro, mi alzerò alle 5, prima dell'alba, e cercherò di arrivare a destinazione entro le 11. Se ho calcolato bene i tempi, dovrei farcela.

Particolare dell'anfiteatro.

L'antica città di Xanthos, come scrivevo ieri, è stata un importantissimo centro della Licia, e si vede. Sei chilometri di mura, anfiteatro, mercati, templi assortiti e chiese, bagni pubblici e piscina olimpionica. Qua e là, pietre con iscrizioni misteriose, talvolta in lingua licia, talvolta in greco. C'è anche un famoso monolite con incise le stesse frasi, una lingua diversa su ogni lato. Non voglio però perdermi in spiegazioni da guida turistica, quindi mi limiterò a pubblicare alcuni degli scatti di questa mattina.

Una delle iscrizioni misteriose, su una pietra riciclata per costruire un muro (la foto è ruotata di 180 gradi).

Particolare del monolite. Credo si tratti del lato con il testo in lingua licia.

 

Quattro rovine e tanti pomodori


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Giovedì 27 giugno 2013. In viaggio: giorno 120. In Turchia: giorno 9. A piedi: giorno 37.

Via Licia: giorno 4. Da Gavurağılı a Xanthos, 16km.

Sulla mappa appare spesso un simbolo formato da tre pallini neri che, stando alla legenda, dovrebbe indicare la presenza di rovine. Durante i primi tre giorni di cammino ho sfiorato parecchi di questi siti, senza però notare nulla di particolare, se non al massimo qualche anonimo muretto mangiato dalla vegetazione. Oggi la musica è cambiata, finalmente ho camminato in mezzo ai resti di alcune delle più importanti città dell'antica Licia. Ecco le quattro rovine di oggi.

Rovine di Pydnai, viste dall'alto.

Prima rovina: Pydnai

Un grande quadrato di mura, con torrette e fortificazioni, già ben visibile dall'alto lungo il sentiero (vedi foto). Sentiero che poi entra fra le rovine, dove oggigiorno c'è solo bassa vegetazione dominata da ulivi e querce secolari. Le condizioni dei muri e delle torrette mi sembrano a dir la verità troppo buone per avere oltre 2000 anni. L'impressione è che si tratti delle rovine di un castello medioevale, ma vedrò di approfondire più avanti quando avrò una connessione a internet decente.

A Letoon.

Seconda rovina: Letoon

La presenza della classica comitiva di giapponesi mi fa immediatamente capire che il sito è famoso. In effetti, l'anfiteatro, il tempio, la distesa di colonne spezzate dai terremoti, rappresentano il primo vero e proprio sito archeologico della Via Licia. Non capisco se per incuria o per preservarlo meglio, una buona parte del sito è allagata, con tanto di paperelle. Pur nella diversità, questo luogo mi richiama alla memoria le rovine di Olimpia, in Grecia.

Anfiteatro a Letoon.

Terza rovina: Xanthos

Una delle capitali della Licia. Una vera e propria città che, nel corso della storia, è stata appunto capitale della Licia, poi è stata conquistata dai persiani, secoli dopo dai romani, per poi essere abbandonata intorno al settimo secolo. Oggi non ho tempo di visitarla per bene, anche perché sono arrivato bollito. Recupererò domani.

Quarta rovina

La quarta rovina sono io. La tappa di oggi, pur essendo altimetricamente quasi piatta, è un disastro dal punto di vista della navigazione. Lunghissimi tratti senza segnavia; mappa decisamente poco precisa; punti critici con strade non segnate. Da Pydnai alla spiaggia, breve tratto che comunque va classificato come infernale, i segnavia sono così scoloriti da essere quasi del tutto invisibili. Senza GPS oggi non avrei trovato la strada giusta e avrei perso una montagna di tempo.

Tratto di strada massacrato dal sole.

Il sole picchia più che mai e le condizioni sono decisamente di caldo torrido. Il tratto pianeggiante dalla spiaggia a Letoon, percorso poco dopo mezzogiorno, è stato particolarmente duro per la mancanza di ombra. D'ora in poi è proibito mettersi in cammino dopo le 11, pena seri rischi per la salute. Ho deciso che domani mi fermerò tutto il giorno qui a Kınık, con l'idea di visitare con calma le rovine di Xanthos.

Simpatico amico che mi ha attraversato la strada.

Un aspetto che mi ha colpito di questa zona piatta piatta è l'incredibile distesa di serre di pomodori. Bruttissime a vedersi, è però evidente che per gli abitanti della zona tutto gira intorno ai pomodori. Incredibili i cartelloni pubblicitari; tutti, ma proprio tutti, dedicati esclusivamente a decantare le magiche caratteristiche delle differenti sementi di pomodoro (vedi foto).

 

Via Licia, terza tappa


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Mercoledì 26 giugno 2013. In viaggio: giorno 119. In Turchia: giorno 8. A piedi: giorno 36.

Via Licia: giorno 3. Da Gey a Gavurağılı, 18km.

A febbraio, prima di partire, elencavo gli obiettivi che mi ero prefisso per la tappa in Turchia:

Il programma è di … spostarmi poi al punto d'inizio della Via Licia, con l'intenzione di percorrerne a piedi almeno i primi 100km.

In teoria, avrei tempo a sufficienza per camminare tutta la Via Licia, ma ho come l'impressione che dovrò limitarmi al piano iniziale. Da quando sono in Turchia, il tempo è sempre stato perfetto; neanche una nuvola, cielo blu, sole che picchia. Mentre i primi giorni la temperatura era piacevolmente fresca, ora ogni giorno trovo qualche grado in più. Questa mattina alle 8 c'erano già 33°C; alle 11 secondo me si sfioravano i 40°C. Finché il cammino è nel bosco o comunque presenta zone ombreggiate, posso continuare a muovermi senza troppi problemi, ma una caratteristica ricorrente della Via Licia è quella dei tratti che definirei “infernali“.

A termine del tratto infernale, qualche pianta e un po' di ombra, finalmente.

Sentiero ripido, da capre, richiesta concentrazione massima per trovare i segnavia bianco-rossi, spesso poco o per nulla visibili finché non li si calpesta. Vegetazione limitata a pochi cespugli, nessuna ombra. Sia ieri, sia oggi, ho incontrato lunghi tratti infernali. Ad esempio, oggi dalle 11 alle 12:30, senza tregua alcuna, da Belceğiz a Gavurağılı (7km, 800m di dislivello in discesa). Se la temperatura dovesse alzarsi ancora, temo che potrebbe diventare pericoloso avventurarsi in solitaria per ore lungo tratti simili senza protezione alcuna dal sole. Al momento, credo che le uniche finestre temporali sufficientemente fresche per affrontare tratti infernali siano dalle 5:30 alle 7, e dalle 19:30 in poi.

Che fare, quindi? Boh, improvviserò. Intanto domani ho una tappa in larga parte pianeggiante, quindi procederò secondo tabella, poi si vedrà. In generale, credo mi prenderò alcuni giorni di pausa e riposo ogni volta che mi imbatterò in posti particolarmente belli. Certo, se dovesse rinfrescare, confermo Via Licia integrale.

Terza tappa

Ieri a Gey ho dormito qui, all'aperto, sul tetto di un mini-market.

Da Gey a Bel il sentiero attraversa pascoli e terrazzamenti che potrebbero essere molto rilassanti. Peccato che i segnavia siano proprio bastardi. Mille volte mi sono trovato in una selva di sentierini senza riuscire a capire quale fosse quello giusto. L'unica è di provarli tutti finché non si ritrova il famigliare segno bianco-rosso da qualche parte. Sembra quasi che i tracciatori abbiano fatto apposta: il segnavia successivo è spesso appena mezzo metro oltre il limite della visibilità dal precedente, costringendo il camminatore a tediosi avanti-indietro. Questo tratto, pur bellissimo, sarebbe da classificare come infernale, ma fortunatamente l'ho affrontato di prima mattina, quando il sole era ancora nascosto dietro la montagna.

Molto più tranquillo dal punto di vista della navigazione il tratto fino a Belceğiz, villaggio di due case, apparentemente disabitato (o quasi). Querce e ulivi, antichi terrazzamenti, qualche capra, ambiente ideale per una pausa e per la mia dose di marzapane, prima dell'ultimo tratto infernale della giornata, la lunga e tosta discesa verso Gavurağılı.

Al mio arrivo in paese, noto una casa bellissima con giardino, ulivi, prato verde ben curato. La padrona di casa, una ragazza giovane giovane ma già sposata con figli, mi aspetta sulla soglia e con un sorrisone mi invita per un çay (the turco). Scopro così che stanno trasformando la parte più nuova della casa in pensione per camminatori e che, per 20 euro, posso avere stanza, pranzo, cena e colazione. Accetto all'istante e devo dire che ho fatto bene. Miglior cibo trovato in Turchia, finora.

Oggi mi sono fermato qui.

Verso sera, passeggiata fino alla spiaggia, che posso godere in esclusiva, unico turista. Nonostante l'ora tarda e l'assenza dello zaino, una sudata infinita, segno che anche alle 18:30 le temperature non scherzano per nulla in Turchia.