Strane coincidenze a Arequipa

Venerdì 14 giugno 2013. In viaggio: giorno 107. In Perù: giorno 16.

Che incredibile coincidenza! Questa mattina ho dormito fino a tardi, recuperando così dalle fatiche del viaggio di ieri da Puno a Arequipa. Ho scelto un ostello molto centrale, uno delle decine e decine che si trovano in questa grande città da oltre un milione di abitanti. Ho aperto la porta della stanza e… chi mi trovo davanti? Anna e Hendrik, la coppia di ragazzi tedeschi che hanno camminato con me sul Salkantay Trek una decina di giorni fa. Anche loro nello stesso ostello, nella stanza di fronte alla mia, siamo usciti proprio nello stesso momento. Dopo alcuni momenti di incredulo stupore ci siamo fatti una sana risata e ci siamo aggiornati sugli ultimi giorni.

Anna e Hendrik hanno seguito un itinerario completamente diverso dal mio, tanto che erano ad Arequipa già da quattro giorni, con in cantiere un altro breve trekking per domani e dopodomani dalle parti del profondissimo Colca Canyon. Io non avevo particolari piani per oggi, quindi ho molto volentieri accettato il loro invito a seguirli alla scuola di cucina peruviana prevista per questa mattina.

La prima attività del corso è la visita al mercato con l'insegnante chef. Ci siamo concentrati principalmente su banco dei frutti, banco delle patate, olive, e… banco delle stranezze. Le patate sono nate qui, e si vede. Esistono e sono usate più o meno comunemente oltre 3000 diverse specie, per tutti gli usi e di tutte le qualità. Il banco delle patate sembra infinito, con patate bianche, viola, nere, grigie, dolci, farinose, per finire con una frutto-patata che si può consumare cruda, bella croccante. Anche i frutti sono particolari, alcuni già visti in altre parti del mondo, altri completamente nuovi. Purtroppo ne ho dimenticato il nome, ma sono rimasto colpito da un grosso frutto verde e tondeggiante, che all'interno presenta una morbida pasta bianca, della consistenza di una mousse e il sapore / profumo di un passion fruit molto dolce. Slurp.

Un festoso feto di llama.

Per quel che riguarda le cose strane, ecco il banchetto che vende… feti di llama mummificati (vedi foto). A quanto pare sono utilissimi sepolti nelle fondamenta delle case, per renderle solide e fortunate. Se poi uno ha mal di gola, ecco il banchetto che vende il celebre succo di rana. Rane vere e proprie essiccate e frullate (ossa, pelle e tutto il resto) insieme ad uno strano liquido. Inutile dire che nessuno di noi aveva mal di gola in quel momento…

La cucina della scuola è ben equipaggiata e si trova nel bel giardino privato di uno degli ostelli più noti della città. A differenza della mia precedente esperienza da cuoco in Thailandia, dove ognuno cucinava esclusivamente per sé, qui abbiamo contribuito a turno alla riuscita di tre piatti comunitari.

Una ricchissima insalata (estremamente cipollosa) per iniziare. Poi una torta di patate e formaggio. Per concludere, peperoncini rocoto ripieni di carne, uno dei piatti andini più caratteristici.

Nel complesso, alcune ore di puro divertimento, con scorpacciata galattica finale. Un grazie a Anna e Hendrik per l'idea e per la compagnia.

La parte centrale di Arequipa è molto bella dal punto di vista architettonico, con molti edifici dal caratteristico colore bianco, comprese alcune chiese e piazze storiche ben tenute. Se avessi avuto un paio di giorni in più a disposizione, mi sarei dedicato alla scalata de El Misti (5822m), l'impressionante vulcano che domina la città, ma ormai ho i giorni contati e già domani partirò alla volta di Lima.

Riprenderò a scrivere sul blog una volta arrivato in Turchia (dopo il 19 giugno), ultima tappa del giro del mondo.

El Misti (5822m), visto alla piazza principale di Arequipa.

 

Vita d’altri tempi sul Titicaca

La cognata di Edwin mentre tesse il filo.

Martedì 11 e mercoledì 12 giugno 2013. In viaggio: giorno 104 e 105. In Perù: giorno 13 e 14.

I 380 chilometri da Cusco a Puno sono filati lisci lisci, anche grazie alla felice scelta di appoggiarmi a Wonder Perù, un'agenzia che organizza bus turistici di lusso, con tanto di guida multilingua e fermate lungo il percorso per visitare musei, chiese, siti archeologici, copresi alcuni minuti di pausa anche sul punto più alto del percorso, il passo La Raya, 4335m.

Puno è una città di 230mila abitanti, a 3900 metri di quota, sulla costa del Lago Titicaca. A parte un paio di strade pedonali e la piazza principale, non è una città bella come Cusco. Tanti ristorantini dall'aspetto trasandato, edifici quasi fatiscenti, pochi turisti in giro. E poi è piuttosto freddo. Non appena cala il sole oppure passa una nuvola, la temperatura precipita, tanto che ho sempre girato con maglioncino e giacca antivento.

Tromba d'aria sul Lago Titicaca. Immagino non capiti spesso, soprattutto durante la stagione secca.

Isole volanti, grazie a un simpatico effetto ottico.

Sono partito da Cusco con un nome in tasca: Edwin. Il contatto arriva dai gestori dell'ostello Caith, so che passerà a prendermi in albergo alle 7:20 di martedì per un'esperienza di due giorni su una delle isole del lago. Non so altro, ho deciso di non indagare oltre e di non crearmi aspettative di alcun tipo.

Edwin è puntualissimo e l'impressione è subito positiva. Indossa abiti tradizionali, ha un bel sorriso costantemente stampato in faccia e parla un misto di italiano e spagnolo; grazie al contatto con l'ostello “italiano” lavora infatti quasi sempre con turisti italiani. Dopo pochi minuti passiamo a prendere i miei compagni d'avventura: una bella coppia di italiani sposati da poco, Manuela e Gerri, che sta facendo un viaggio eco-responsabile in Perù di alcune settimane.

Scopro così che il programma prevede di prendere una barca turistica fino ad arrivare all'isola di Taquile, nel bel mezzo del lago, dove la famiglia di Edwin vive da generazioni. Nel pomeriggio gireremo a piedi l'isola, poi dormiremo a casa di Edwin, suoi ospiti. La mattina dopo, altre esplorazioni, un po' di riposo, e poi altra barca per tornare a Puno.

L'isola di Taquile è una strisciolina di terra lunga e stretta, circa 7km, formata da una sequenza di piccole colline. Vegetazione scarsa, qualche ciuffo d'erba gialla, pochi alberi, molti terrazzamenti dove crescono le poche piante adattate a queste altitudini. Casette distribuite qua e là, semplici ma dignitose, equipaggiate con pannelli solari e, piuttosto spesso, con antenne paraboliche per la tv satellitare.

Manuela e Gerri, un po' sofferenti per l'alta quota (nel giro di alcune ore staranno entrambi molto meglio).

La compagnia di Manuela e Gerri è molto gradita e il loro spirito meridionale (lui di Napoli, lei di Trapani, anche se ora vivono a Roma) rende i colori di quel che viviamo ancora più vividi e suggestivi. Tutta la famiglia di Edwin è coinvolta nell'accoglienza degli ospiti: la moglie Flora, i figli Mariluz e Roger, la cognata, il fratello, i genitori. Del resto, le attività degli isolani sono piuttosto limitate. Poca pesca, un po' di agricoltura e allevamento (pecore e mucche), ma soprattutto artigianato e, per chi può, un minimo di turismo. Sull'isola tutti, ma proprio tutti, dal bambino più piccolo all'anzano più decrepito, sanno realizzare complicati articoli d'abbigliamento colorati. Non si fermano mai. La cognata di Edwin (vedi foto in cima alla pagina), non smette mai di torcere il filo per tutta la durata della passeggiata che facciamo con lei. Stessa cosa il nonno la mattina dopo, solo che lui sta preparando un cappello a maglia, manipolando abilmente 5 stecche e vari gomitoli colorati che gli spuntano da dietro le spalle.

Due giorni intensi che ricorderò sempre, sia per le persone incontrate, sia per la magia fuori dal tempo dell'isola.

Il nonno che lavora sulla spiaggia. La sabbia e le onde leggere inviterebbero a buttarsi in acqua, ma siamo pur sempre a 3900m e l'acqua raggiunge a mala pena i 9°C...

I figli di Edwin hanno una certa dimestichezza con tablet e smartphone. Evidentemente chiedono a tutti i visitatori di provare qualche giochino.

Toh, solo poco più di 10mila km da Taquile.

 

Domenica di riposo a Cusco

Domenica 9 giugno. In viaggio: giorno 102. In Perù: giorno 11.

L'altra sera a Cusco devo aver mangiato qualcosa di contaminato. Gli indiziati principali sono la mousse al cioccolato e il succo di papaia. Quest'ultimo era poco denso e forse era stato allungato con acqua di rubinetto, chissà. Ieri mattina mi sono svegliato con uno strano malessere che nel giro di pochi minuti si è tradotto in un perfetto caso da esorcista. Diarrea e vomito a spruzzo esattamente nello stesso momento, situazione logisticamente molto complicata, che ha richiesto notevole virtuosismo… e forse è meglio tacere ulteriori (scabrosi) dettagli. Dopo aver espulso “il demonio“, mi sono infilato nuovamente a letto, senza più rialzarmi fino a questa mattina. Ho praticamente dormito 30 ore di fila, ma ora mi sento piuttosto bene, anche se privo di appetito e deboluccio.

Martina, la ragazza di Firenze che lavora all'ostello Caith, oggi ha la giornata libera e ha organizzato una visita a piedi della città insieme a Flora, una signora peruviana che lavora qui, forse come insegnante (non ne sono sicuro). Hanno invitato anche me e, sperando di avere forze a sufficienza, mi sono unito volentieri.

Girare con una persona del posto è diverso rispetto a muoversi da soli e scopro così molti dettagli ai quali la settimana scorsa non avevo badato. Interessante la famosissima pietra dai 12 angoli (vedi foto) che, a detta di Flora, è LA attrazione più imperdibile di Cusco. Incrociando lo sguardo di Martina, noto con piacere le mie stesse perplessità sulla presunta magnificenza della pietra, ma comunque posiamo accanto al reperto, per la gioia di Flora.

Con Martina e la famosa pietra dai 12 angoli.

Oggi è domenica e la città è percorsa da vivacissime processioni, con la gente che danza freneticamente, avvolta in travestimenti colorati e suggestivi. Uomini, donne, bambini, anziani, tutti mobilitati. Se ho ben capito si tratta di una serie di eventi che culminerà il 24 giugno, quando i festeggiamenti dureranno giorni e giorni, senza pause.

Per pranzo, Flora ci porta in un locale tipico, frequentato per lo più da peruviani, dove siamo allietati da un gruppo di ballo folcloristico. Sono finalmente riuscito ad assaggiare la famosa chicha de jora. Intenso profumo di lievito e sapore di fermentato che trovo onestamente poco piacevole. Suggestivo comunque pensare che si tratta della più importante bevanda della civiltà Inca.

Ecco Flora dopo il ballo al ristorante.

Domattina saluterò gli amici dell'ostello, ormai diventati quasi una famiglia per me, e partirò alla volta di Puno, grossa città di 230mila abitanti a 3900m di quota, sulle sponde del Lago Titicaca.

 

In viaggio da 100 giorni: Machu Picchu!

Venerdì 7 giugno 2013. In viaggio: giorno 100. In Perù: giorno 9. A piedi: giorno 33.

Salkantay Trek: giorno 5. Visita di Machu Picchu (2453m).

E' solo una coincidenza, ma il mio centesimo giorno di viaggio è stato assolutamente memorabile, da tanti punti di vista.

Inutile negare che avevo delle aspettative su Machu Picchu. O meglio, dei pregiudizi. Non avevo mai approfondito la questione e, dalle classiche foto che si vedono ovunque, mi aspettavo che si trattasse di una postazione dalla quale osservare – da lontano – i resti di una città Inca. Mi immaginavo una terribile coda per arrivarci, pochi istanti per godersi la vista, e una lunga via di ritorno. Per fortuna, la realtà è molto meglio.

E' vero che ci sono i resti di una città Inca, l'unica città che non è mai stata raggiunta e depredata dai conquistaori spagnoli. E' vero che ci sono delle postazioni dalle quali scattare le classiche fotografie da cartolina. Si può però anche camminare con tutta calma nella città, fra le case, i templi, le scuole, le fabbriche, i terrazzament agricoli, gli osservatori astronomici. E il tutto nella spettacolare cornice formata dalle montagne circostanti, molto puntute e ricoperte di fittissima vegetazione, a partire dal monte Machu Picchu (poco più di 3000m) e dalla cima Wayna Picchu (circa 2700m). La città è stata costruita sulla sella fra le due cime e il suo vero nome non è noto. Convenzionalmente è stata chiamata come la vicina montagna, a partire dalla sua scoperta nel 1911.

Zeno e Celine appena tornati dal Wayna Picchu.

Anna e Hendrik appena tornati dal Wayna Picchu.

Siamo sempre i soliti sei camminatori, più Sabino che, oltre a essere guida di trekking, ha anche tutte le certificazioni come guida ufficiale del sito di Machu Picchu. A quanto ho capito, Sabino è anche insegnante di storia (non mi è chiaro se nelle scuole superiori, all'università, o in altro ente) e, addirittura, fra qualche mese uscirà nelle librerie di tutto il Perù una sua opera dedicata alla civiltà Inca e ai principali siti archeologici.

Per visitare Machu Picchu è necessario effettuare tutta una serie di pronotazioni, alcune anche piuttosto salate, con largo anticipo. Chi vuole, previa ulteriore prenotazione e obolo di 15 dollari, può anche salire fino in cima al Wayna Picchu, ma c'è un limite di 400 persone al giorno. Purtroppo Steffi e io ci siamo iscritti al trekking all'ultimo minuto, quando i posti per l'opzione Wayna Picchu erano già esauriti.

Con Steffi durante la visita guidata di Sabino.

Mentre gli altri salivano la cima, Steffi e io abbiamo potuto fare una visita guidata personalizzata di oltre due ore e mezza in compagnia di Sabino, scoprendo molti dettagli di estremo interesse, quasi da addetti ai lavori. Grazie Sabino!

Mentre Sabino ripeteva la visita guidata per gli altri appena tornati dalla cima, abbiamo avuto alcune ore libere a disposizione per esplorare autonomamente il sito. Per prima cosa abbiamo trovato il punto esatto da dove si gode della classica vista da cartolina. Che soddisfazione. Poi, ci siamo avviati con calma verso Intipunku, il cancello del Sole (Sungate), il passo da dove i visitatori che seguono l'antico cammino Inca avvistano per la prima volta la città. Circa 40 minuti di salita, meno turisti, e la possibilità di sedersi su una delle terrazze per ammirare dall'alto e in tutta calma le rovine e il paesaggio circostante.

Sono molto grato a Steffi per i bellissimi momenti insieme. Anche ripensandoci ora, a distanza di qualche giorno, resto stupito dagli argomenti che siamo andati a toccare, con un'intesa e una naturalezza davvero fuori dal comune. Quando la sera a Cusco è arrivato il momento di dirsi addio, è stato decisamente doloroso.

Costruzione a Intipunku (Sungate).

 

Paesaggi industriali

Giovedì 6 giugno 2013. In viaggio: giorno 99. In Perù: giorno 8. A piedi: giorno 32.

Salkantay Trek: giorno 4. Da Llactapata (2700m) a Aguas Calientes (2050m).

Dovevo aspettarmelo. Un paese chiamato Hidroelectrica ha buone probabilità di non essere esattamente un gioiello immerso nella natura. Rotaie, tubi che scendono dalle montagne, distese di Caterpillar, silos. Le poche case sono esclusivamente ristoranti per i turisti che si avvicinano a Aguas Calientes, nostra destinazione odierna.

La discesa da Llactapata, per quanto ripida, è filata liscia, in mezzo alla foresta e alle coltivazioni di caffè. Nulla lasciava presagire l'imminente cambio di paesaggio. Si vedeva solo la montagna e una bella cascata impetuosa. Sabino ci ha pazientemente spiegato il funzionamento della centrale idroelettrica: il tubo giallo, il tubo verde, la cascata artificiale per l'acqua in eccesso, le turbine… a parte la cascata, tutto invisibile dalla piazzola dove abbiamo fatto la merenda di mezza mattina. Pochi minuti dopo, svoltato l'angolo, abbiamo trovato le prime comitive di turisti in coda al checkpoint, nonché il paesaggio industriale descritto sopra.

Dopo pranzo abbiamo dovuto salutare i nostri bravissimi cuochi; d'ora in poi mangeremo infatti in ristoranti o per conto nostro. Per l'occasione, a colazione sono riusciti a cucinare una bellissima e buonissima torta (vedi foto), usando esclusivamente il solito fornelletto a gas… come avranno fatto?

Zeno impegnato a camminare sulle rotaie.

Il programma del pomeriggio prevede di spostarsi da Hidroelectrica a Aguas Calientes a piedi lungo le rotaie, stando ovviamente ben attenti a non farsi travolgere dal treno che di tanto in tanto passa. Nonostante i numerosi gruppi di camminatori, il cammino è interessante. Oltre a dover tenere alta l'attenzione a causa del possibile arrivo del treno, una forte pioggia ci ha accompagnati per le ultime due ore. Mi ha divertito notare il diverso comportamento. I tre amici tedeschi e io, spaventati da tanta acqua, abbiamo messo le ali, cercando di forzare le tappe e annullare le pause. Zeno e Celine invece, da bravi scozzesi, sono rimasti colpiti da quanto la pioggia fosse calda e… se la sono goduta in tutta calma. Grandi!

Aguas Calientes è il punto di partenza per chi vuole raggiungere Machu Picchu, e si vede. Il paese fino a non molti anni fa nemmeno esisteva, mentre ora sembra la piazza dei fast food di Gardaland: colori, neon, tutto finto, prezzi stellari. Questa sera cena al ristorante e notte in albergo (di buona qualità), tutto già comperso nel prezzo del trekking. Domani ennesima sveglia all'alba e… Machu Picchu!

Sul punte ferroviario.

Aspirante suicida?

 

Primo contatto con Machu Picchu

Sito archeologico di Llactapata.

Mercoledì 5 giugno 2013. In viaggio: giorno 98. In Perù: giorno 7. A piedi: giorno 31.

Salkantay Trek: giorno 3. Da La Playa (2100m) a Llactapata (2700m).

Anche se sulla carta la tappa di oggi sembrava molto corta, in realtà è risultata piuttosto impegnativa, tanto da stimolare la classica crisi del terzo giorno in alcuni compagni di cammino. Un bel salitone ripido, dai 2100m del campo fino ai 2900m del passo. Quasi tre ore lungo un sentierino nella foresta, attraversando bellissime coltivazioni di caffè, frutti della passione, banane, e molto altro.

La salita risulta particolarmente interessante perché lunghi tratti seguono un antico cammino Inka. Pavimentazione di pietra, muretti ai lati, scalini altissimi e molto faticosi da superare. La statura media in Perù (sia quello moderno, sia quello antico) è piuttosto bassa e non capisco perché abbiano costruito scalini del genere… forse per fare più fatica?

Primo sguardo verso Machu Picchu

Subito dopo il passo si arriva nel sito archeologico di Llactapata che, oltre a essere spettacolare di suo, offre un'eccellente vista verso il famosissimo sito di Machu Picchu. Davvero un'emozione incredibile avvistare per la prima volta, anche se ancora da lontano, un luogo tanto celebrato. Llactapata assume un significato particolare se si pensa che gli abitanti di Machu Picchu, una volta ricevuto l'ordine di evacuare a causa dell'imminente arrivo degli spagnoli, si sono trasferiti proprio qui. Estasiati dalla magia del posto, ci siamo seduti per terra, occhi fissi sulla montagna vicina, cullati dal prato e dal sole.

Poco sotto, a quota 2700m, un edificio costruito apposta per i camminatori, con perfetta vista verso Machu Picchu e un bel prato per le tende. Nel corso del pomeriggio libero ci siamo dedicati a riposare le membra, a giocare a carte, a chiacchierare amabilmente… ah, che vita!

Un tratto della discesa di ieri.

Casetta tipica nella foresta.

 

Discesa e foresta

Martedì 4 giugno 2013. In viaggio: giorno 97. In Perù: giorno 6. A piedi: giorno 30.

Salkantay Trek: giorno 2. Da Huayracmachay (3800m) a La Playa (2100m).

Orchidea selvatica che spunta da un tronco nella foresta.

Dopo una notte difficile a causa di un fastidioso mal di testa probabilmente dovuto all'altitudine, la sveglia alle 5 del mattino è stata certamente gradita. Tanto più che Sabino ci ha svegliati con una bella tazza fumante di the di coca e una bacinella d'acqua calda per lavarci: gran lusso.

Quella di oggi è la tappa più lunga di tutto il cammino, ma essendo quasi tutta in discesa la affrontiamo molto rilassati, chiacchierando in continuazione, approfondendo quindi la conoscenza con i compagni d'avventura.

Passiamo dall'ambiente desolato dell'alta quota alla cloud forest, per poi attraversare anche la tropical forest. Grande variabilità di ambienti, piante, animali, temperature, e tutto nel giro di poche ore a piedi. Sabino è sempre molto premuroso nell'indicarci i nomi delle piante e degli animali, rendendo interessante ogni nostro passo. Avvistiamo parecchi tipi di orchidee selvatiche, uccelli coloratissimi, piante da frutto, mirtilli, distese infinite di fragoline di bosco. Incredibile che da queste parti le palme arrivino fino a 2800 metri di quota.

Un improbabile shopping center nel mezzo della foresta. Inizialmente abbandonato, dopo poco arriva una ragazza che ci vende Inka Cola e passion fruits.

Organizzazione e qualità dei cibi sempre eccellenti, è un piacere trovare il campo perfettamente allestito quando arriviamo. A ora di pranzo abbiamo salutato i cavalli; fino a La Playa esiste infatti una strada e i materiali viaggeranno in auto.

Fortunatamente siamo graziati dalla pioggia, che inizia a cadere copiosa solo dopo il nostro arrivo. Durante la cena siamo assaliti da pulcini, gatti e piccoli tacchini, tutti molto interessati al nostro cibo… mica scemi.

Anche Steffi, la compagna di cammino tedesca, scrive regolarmente un diario di viaggio online. Ecco il link (in inglese). In particolare, ecco il post che dedica al Salkantay Trek (ricchissimo di fotografie).

 

Valanga sul Salkantay

Lunedì 3 giugno 2013. In viaggio: giorno 96. In Perù: giorno 5. A piedi: giorno 29.

Salkantay Trek: giorno 1, da Soraypampa (3700m) a Huayracmachay (3800m), via Salkantay Pass (4600m).

All'improvviso, un rombo da far tremare la terra. Guardiamo tutti nella direzione della montagna, ma è nascosta nella nebbia. Capiamo comunque che si tratta di una grossa valanga, partita poco sotto alla cima del Salkantay (6270m). Il frastuono aumenta e, vicino alla base della montagna, la vediamo arrivare. Sembra un'enorme nuvola bianca che cade, si gonfia, risale, per poi fermarsi lentamente. Fortunatamente abbiamo assistito a questo spettacolo della natura da posizione completamente sicura, poco dopo aver superato il punto più alto di tutto il cammino, il Salkantay Pass (4629m).

La giornata è iniziata prestissimo, appuntamento alle 4:30 davanti all'ostello a Cusco. Poi, dopo aver raccolto gli altri compagni d'avventura, tre ore e mezza su strade secondarie fino a Soraypampa (3700m), una località fino a pochi anni fa dedicata alla coltivazione delle patate che oggi è solo il punto di partenza del Salkantay Trek, con tanto di lodge di lusso per turisti viziati.

Da sinistra, Zeno, Celine, Hendrik, Anna, io, Steffi.

Siamo sei camminatori, una guida, uno chef, un aiuto cuoco, due addetti ai cavalli, e cinque cavalli che trasporteranno tutti i materiali per allestire i vari campi. La prima impressione è subito positiva, nonostante l'alzataccia si chiacchiera piacevolemente e il classico rito delle domande “da dove vieni?“, “come viaggi?” riserva alcune sorprese. Ci sono Anna e Hendrik, una giovane coppia di tedeschi che… sta facendo il giro del mondo in sei mesi, seguendo a grandi linee il mio stesso itinerario. Ci sono alcune differenze, ma grosso modo stiamo vivendo la stessa esperienza. C'è poi Steffi, sempre sorridente, anche lei tedesca, che, a qualche anno dalla laurea, ha deciso di prendersi cinque mesi per girare da sola il Sud America. Ora è verso la fine del viaggio e tornerà in Germania fra un paio di settimane. Gli altri due compagni d'avventura, Zeno e Celine, sono una bella coppia di scozzesi che sta facendo una vacanza di alcune settimane in Perù. Lei è in realtà francese, ma ormai da molti anni vivono insieme a Edinburgo.

Sabino, la nostra guida.

Sabino è la nostra guida. Dieci anni d'esperienza, inglese di buon livello, è sempre pronto alla battuta, senza però mai perdere il polso della situazione. Non è solo una guida, ma è anche un appassionato di montagna, tanto che solo pochi giorni fa ha tentato in compagnia di amici la risalita del ghiacciaio del Salkantay, arrivando fino a 5600m. Spassose le sue imitazioni del modo di camminare dei vari paesi (giapponesi, tedeschi, francesi, italiani…).

Chef e aiuto cuoco ci stupiscono con una colazione volante sul prato dove inizieremo a camminare. Sei sedie e un tavolo perfettamente imbandito, sei bacinelle di acqua calda per lavarci le mani, con relativi asciugamani numerati. Colazione abbondante che non ha nulla da invidiare a quella di un albergo. Ottimo inizio.

Il percorso di oggi non presenta alcuna difficoltà tecnica, ma risulta impegnativo per l'altitudine. Partenza a 3700 metri, le prime ore risaliamo la valle formata da due importanti massicci. Quello dell'Umantay (5910m) a sinistra, e quello del Salkantay (6270m) a destra. Le due cime, illuminate da un bel sole, accompagnano i nostri primi passi. Respirare a queste quote costa fatica, ma procediamo tutti più o meno speditamente, senza risentirne troppo.

Verso ora di pranzo il tempo purtroppo cambia. Siamo a 4200m di quota, il sole si nasconde, la temperatura precipita e comincia a cadere qualche sparuto fiocco di neve. Nulla di preoccupante, ma è un sollievo entrare nella tenda/cucina. Molto grande, è divisa in due: da una parte il nostro tavolo già apparecchiato, dall'altra fornelli e cuochi che preparano un pranzo come si deve. Zuppa di mais per iniziare, poi una serie di piatti salutari e sostanziosi: verdure miste, filetto di trota, riso, gran piatto di avocado, e molto altro. Vista la quota e le condizioni della cucina, siamo rimasti tutti stupiti dalla qualità e dalla varietà dei cibi.

La salita verso il passo è ripida, ma nel giro di poco arriviamo in cima, contenti nonostante la visibilità sia un po' limitata dalla nebbia. Dopo l'impressionante evento della valanga abbiamo iniziato la lunga discesa fino ai 3800m del campo allestito per la prima notte. Ho una bella tenda da 4 persone tutta per me, con un materassino morbido, cuscino, e coperta aggiuntiva in caso di bisogno. Ottima organizzazione.

Ora sono nella tenda/cucina, con i cuochi che lavorano a tutto spiano e i compagni d'avventura che si rilassano dopo una giornata così intensa.

 

Esperimenti di vita quotidiana a Cusco

La piazza principale di Cusco, un giardino circondato da chiese antiche e edifici perfettamente restaurati (almeno all'esterno).

Sabato 1 giugno 2013. In viaggio: giorno 94. In Perù: giorno 3.

Giugno è arrivato di soppiatto, senza farsi annunciare. Questa mattina, per la prima volta, ho pensato in termini concreti al rientro e a come organizzarmi per l'ultima parte del viaggio in Turchia. E' strano, mi sembra di essere in viaggio da sempre, come non avessi mai fatto altro, ma allo stesso tempo mi sembra di essere appena partito, come se il primo volo fosse stato ieri e non ormai tre mesi fa. Forse è meglio concentrarsi sul presente, senza troppe influenze dagli altri tempi.

Oggi ho visto due facce di Cusco, quella più sfacciatamente turistica, e quella legata invece alla vita di tutti i giorni. Per la parte turistica, non intendo dilungami molto, limitandomi alle fotografie. Come vita quotidiana, ho voluto provare a utilizzare alcuni servizi un po' particolari.

Per prima cosa, l'ormai classico rito della rasatura (quando possibile, lo provo in ogni tappa del viaggio). Poco distante dall'ostello, sulla strada che porta verso il centro, ci sono un paio di incroci letteralmente invasi da peluquerie, una dietro l'altra. Sono tutti saloni da parrucchiera unisex, apparentemente poco attrezzati per sbarbare. Ne ho girati almeno una decina senza successo, finché ho trovato il salone Marisa. Qui una parrucchiera giovane, dopo averci pensato un po', ha acconsentito, anche se dall'espressione facciale ho capito che fino a questa mattina aveva usato il rasoio solo per rifinire il collo dopo un normale taglio di capelli. Per fortuna è andata bene, si è mossa pianissimo, ha usato fiumi di schiuma, ha sudato molto più di me, e… non mi ha sgozzato, anzi. Prezzo, per quasi 50 minuti di lavoro, 2.80 euro.

Uno dei tipici edifici restaurati del centro. Colori chiari, terrazze di legno elaborate e dipinte con colori vivaci.

Secondo esperimento. I miei scarponi (Salewa Rapace GTX), dopo quasi due anni di eccellente servizio e circa 3000km a piedi su tutti i tipi di terreni, hanno cominciato a cedere. La suola si è aperta in punta, si sono formati dei taglietti nella parte superiore e ormai l'acqua entra facilmente. Essendo poi impermeabili, l'acqua non esce più, trasformandoli in piscine portatili. Teoricamente gli scarponi sarebbero ancora in garanzia, ma dubito che resti valida dopo un uso così intenso. Ecco quindi che mi sono messo alla ricerca di un calzolaio a Cusco. Per prima cosa, grazie a Renato, ho scoperto che in spagnolo si dice zapatero, poi mi sono avviato verso il centro e ho cominciato a chiedere. Prima sono finito in un negozio affacciato sulla strada, largo un metro e profondo mezzo, con un tipo seduto in terra fra suole e scarpe vecchie. Quando gli ho mostrato gli scarponi, mi ha detto qualcosa di incomprensibile, ma dal tono ho capito che non era in grado di fare la riparazione, forse gli mancavano i macchinari adatti. Girando a caso ho chiesto a un vecchietto che mi ha fatto cenno di seguirlo. Dopo un quarto d'ora a passo di lumaca siamo arrivati in un mercato all'aperto, pienissimo di gente arrivata dai paesini di montagna. Spettacolari le donne: bassissime, fianchi larghi e gambe minute, vestiti colorati, lunghi capelli neri con due trecce annodate dietro, cappello tipico, gonna e copri-polpaccio (calzini di lana privi della parte del piede). Non mi sono permesso di fotografarle, ma penso avrò modo di rifarmi i prossimi giorni. In un angolo, fra i venditori di arance e quelli di Inca Kola, la zona dei calzolai. Alcune baracche di lamiera, attrezzate però con tutto il necessario: colle, suole, macchina da cucire, stringhe, materiali vari. Il tipo della baracca numero 23 ha lavorato sui miei scarponi per almeno 40 minuti, ricucendo, limando, incollando… insomma, credo che abbia fatto il possibile. Costo: 1.70 euro!

Per il resto, l'acclimamento procede bene. Anche se il fiatone scatta istantaneo al minimo accenno di salita, non ho avuto alcun sintomo rilevante. Chissà, forse il mio corpo si ricorda ancora un po' dell'esperienza nepalese.

Il Cristo Blanco che domina la città dall'alto di un colle.

Sullo sfondo, dietro al Cristo Blanco, una cima che dovrebbe essere l'Ausangate (6384m).

 

Cusco, primo impatto

Venerdì 31 maggio 2013. In viaggio: giorno 93. In Perù: giorno 2.

Anche se non ho avuto particolari contrattempi, arrivare qui a Cusco è stata una vera odissea. Prima il volo da Santiago a Lima, poi il trasferimento in taxi attraverso la grigia capitale del Perù. A seguire, cinque ore d'attesa alla stazione degli autobus e finalmente, ieri alle 17:30 spaccate, la partenza con il bus extra-lusso. Come mi aspettavo, davvero sembra di essere in prima classe su un aereo, con tanto di assistente di volo, tablet personale per l'intrattenimento (film, videogiochi, internet), poltrona gigante che si trasforma in letto, più vari sistemi per garantire la sicurezza dei passeggeri e dei loro bagagli.

Poco prima di partire ho mangiato una generosa fetta di torta con crema di limone (pie de limon), una mattonata che ovviamente mi è rimasta sullo stomaco, garantendomi alcune ore di viaggio con nausea e sacchetto per il vomito sempre a portata di mano. Fortunatamente verso le 22 mi sono sentito meglio e, pur saltando la cena, ho dormito bene. Di tanto in tanto davo un'occhiata all'altimetro. Beh, alle 2 di notte eravamo a 4300 metri di quota, notevole.

Arrivati a Cusco verso le 14, mi sono subito diretto all'ostello. Come avevo anticipato nell'ultimo post, si tratta di un luogo speciale. Fondato da una signora italiana (Vittoria) nel 1992 come casa per l'accoglienza di bambine sfruttate come domestiche, nel tempo si è evoluto con altri progetti, scuole, attività, coinvolgendo numerosi volontari, molti dei quali italiani. L'ostello è uno dei modi con cui autofinanziano le varie attività del centro. Tutti i dettagli sul sito.

All'arrivo mi ha accolto Martina, ragazza di Firenze che segue molteplici attività, in particolare per quel che riguarda l'ostello e corsi di lingua italiana e inglese per le ragazze. E' stata molto gentile, mi ha portato subito in cucina e mi ha offerto il mate, tipica bevanda locale. Quando ho chiesto indicazioni su dove poter pranzare, immediatamente Martina e Vittoria mi hanno offerto un'ottima zuppa e un piatto di lenticchie. Grazie!

Poi Martina mi ha portato a visitare i vari edifici del centro, compresa una terrazza dalla quale si domina l'intera città di Cusco: uno spettacolo (vedi foto). Per una piccola somma è possibile cenare insieme agli altri volontari e agli ospiti del centro. Possibilità che ho colto al volo, buon appetito!