Giorno 3, giovedì 19 aprile, Borce – Canfranc Pueblo

Oggi è stata una giornata interessante, sia per il percorso un po’ estremo, sia perché ho incontrato altri pellegrini.

Premetto subito che l’acqua non ha mai smesso di cadere sulla mia testa per tutto il giorno, ma ormai non è una novità. Il risveglio a Borce è stato lento e piacevole, con doccia calda, colazione, e tutto il tempo di preparare con calma lo zaino. Il primo tratto, quasi interamente sulla statale con i camion che sfrecciano vicinissimi non è stato granché ma, dopo poco più di un’ora, sono arrivato a Urdos, ultimo paesino prima del passo. Qui ho finalmente avvistato un bar aperto e mi ci sono fiondato per fare con calma una seconda colazione, cosa che si rivelerà molto utile visto che da Urdos al passo ci vogliono 3 ore e mezza e non ci sono posti riparati dove riposarsi.

Poco prima di iniziare la salita, ecco il mio primo incontro. Si tratta di Antoine, francese, 50 anni, partito tre settimane prima da casa sua e anche lui diretto a Santiago. E’ un tipo silenzioso e tranquillo, scambiamo due parole su quanto sia pericoloso camminare sullo stradone e ci apprestiamo a partire per il passo. La sua guida dice di seguire la statale per 8 km, mentre la mia traccia gps suggerisce un sentiero (non segnalato) in mezzo ai campi che dovrebbe permettere di evitare una buona porzione di statale. Ci avviamo quindi per strade diverse. Purtroppo stavolta il gps mi tradisce, dopo 20 minuti di sentierino, un cartello dice senza mezzi termini: il sentiero finisce qui, vietato entrare, proprietà privata. E anche se vedo il sentiero continuare nella direzione indicata dal navigatore, un muro di filo spinato mi impedisce di proseguire, disdetta! Senza tornare indietro fino a Urdos, decido i tagliare per i campi e raggiungere la statale, anche se questo significa attraversare un paio di appezzamenti apparentemente deserti. Tutto bene, anche se pochi secondi dopo aver raggiunto la strada, arrivano due grossi cani da caccia ringhianti che mi guardano in… cagnesco. Fortuna che conoscono i confini e non osano avvicinarsi.

Faccio quindi anch’io i miei km di statale, come tutti. Ad un certo punto, una colonna con incisa la conchiglia del cammino, indica l’inizio dell’antico percorso dei pellegrini. Un sentiero bellissimo che sale lentamente, immerso nella natura e ricco dei segni delle antiche mura e delle fortificazioni ormai in disuso che probabilmente offrivano protezione e ristoro ai pellegrini.

Intorno ai 1000m di quota la pioggia si trasforma in nevischio e raggiungo Antoine, che mi fa cenno di stare in silenzio e di guardare verso il bosco: una ventina di camosci (o forse erano altri ungulati, non saprei) pascolano tranquilli a poca distanza da noi. Continuiamo insieme la salita, che per la neve diventa più difficoltosa, con qualche problema a trovare i segnali del sentiero e le frequentissime pozze di fango che ingoiano le scarpe. Alla fine sbuchiamo sulla strada asfaltata, nel bel mezzo di una bufera di neve. Mancano solo 3km al passo, ma d’ora in poi seguiremo solo la strada, perché il sentiero è completamente impraticabile. Mentre decidiamo il da farsi, ecco sbucare fra i fiocchi un’anziana signora, dotata di zaino, poncho gigantesco, e bastoncini da trekking. Si tratta di Marine, anche lei francese, sulla 70ina, diretta come tutti noi a Santiago. Antoine la consce già e mi spiega che quando è troppo stanca per proseguire fa autostop o chiama un taxi. Non ci preoccupiamo quindi del suo incedere lento e, su sua richiesta, procediamo spediti verso il passo.

E’ una gran bella emozione arrivare in cima dopo tanta fatica, vedere la frontiera, ed entrare in Spagna, finalmente. Sul lato francese è tutto morto (siamo fuori stagione sciistica), ma su quello spagnolo c’è l’ostello dei pellegrini che, oltre ad offrire camere, prepara anche pasti sostanziosi. Ne approfittiamo tutti e tre (nel frattempo anche Marine è arrivata) e durante il pranzo chiacchieriamo del più e del meno. Mentre loro due si fermeranno a dormire al passo, il mio progetto prevede di scendere verso Canfranc Estaciòn e cercare lì una sistemazione per la notte. Verso le 15 ci salutiamo, consapevoli che, visti i nostri progetti e ritmi di cammino, probabilmente non ci vedremo più.

Anche la discesa è discretamente epica. Sul lato spagnolo la bufera di neve è decisamente più intensa e i fiocchi si muovono in ogni direzione, orizzontali, dal basso, dall’alto… Il percorso ufficiale del cammino prevederebbe tutta una serie di scorciatoie, purtroppo impraticabili per la neve. Tutti i 7km fino a Canfranc Estaciòn li faccio quindi lungo la statale, sempre nella bufera. Impressionante anche attraversare la stazione sciistica di Candanchù: alberghi, centri commerciali, bar, discoteche. Tutto abbandonato, nessuno in giro, ormai gli impianti sono chiusi, anche se le piste sembrano ancora perfette (sfido, c’è quasi un metro di neve!).

A Canfranc Estaciòn trovare alloggio è un’impresa. Tutti gli ostelli della guida hanno il cartello “cerrado”, chiuso! Anche gli alberghi sono tutti chiusi. Fortunatamente l’ufficio informazioni è aperto e la gentile operatrice mi spiega che è proprio così, tutto chiuso… L’unica soluzione è fare altri 4km e arrivare a Canfranc Pueblo, dove una casa rural è aperta. Zaino in spalla, riprendo il cammino e scopro con piacere che il sentiero, oltre ad essere bene o male transitabile, è anche molto suggestivo, con passaggi nel bosco che mi ricordano quello fatto in mattinata. A metà strada la bufera si trasforma in semplice nevicata, per poi diventare pioggia proprio nei pressi della casa rural.

Qui sono sistemato in una stanza da quattro, in compagnia di un signore spagnolo e di suo figlio. Non so ancora chi siano, ma alle 21 ceneremo insieme e magari mi racconteranno di loro.

Giorno 2, mercoledì 18 aprile, Lurbe – Borce

Visto che ho passato la notte in albergo, ne ho approfittato: bucato, doccia eterna, sonno altrettanto eterno, tanto che alla fine mi sono messo in cammino un po’ tardi, verso le 9:45.

Il primo impatto è stato di rassegnazione a causa della pioggia battente che mi ha dato il buongiorno e che mi ha accompagnato per circa un’oretta. Poi, quando è diventata più leggera e stavo cominciando a godermi il panorama, una simpatica sorpresa: il sentiero è circondato ai lati da due muri di rovi e in mezzo… non esiste. Al suo posto un torrente impetuoso e profondo una spanna. Poi, dopo almeno 200m di camminata nel torrente, un altro centinaio di metri di fango morbido che inghiotte le scarpe. Fortunatamente sono riemerso senza troppi danni, anche grazie alle scarpe da montagna impermeabili. E pensare che c’è chi mi aveva consigliato scarpe leggere da trekking e chi addirittura semplicemente dei sandali. Evidentemente non erano mai passati dai Pirenei a primavera.

Alcune relazioni sulla tappa odierna che avevo letto prima di partire descrivevano tratte mal tenute, quasi in rovina, in particolare lungo il fiume, dove il sentiero è a precipizio sull’acqua. Il percorso, almeno fino a Bedous, è invece oggi in condizioni perfette, ben segnalato, pulito da sterpaglie, con i tratti crollati messi in sicurezza grazie a gradini artificiali e a travi di protezione. Potrei sbagliare, ma la manutenzione secondo me è stata fatta da pochissimo, probabilmente da meno di una settimana.

Una caratteristica comune a tutti i paesini che ho attraversato, è la sensazione di essere fuori stagione: pochissime persone in giro, molte case chiuse e sbarrate, negozi, ristoranti, b&b chiusi. Oggi contavo di mangiare qualcosa di sostanzioso da qualche parte, ma non sono riuscito a trovare neppure un bar aperto. Alla fine ho quindi pranzato a Sarrance, seduto sui gradini della fontana, con le cibarie portate da Trento.

Molto inquietante anche la ferrovia abbandonata che un tempo collegava Oloron con Canfranc Estaciòn in Spagna. Pare sia caduta in disuso negli anni ’70 e ora è completamente in rovina, ricoperta di rovi, arrugginita. Non è mai stata smontata e buona parte del cammino la costeggia: molto suggestivo, anche se talvolta un po’ spettrale.

L’ultima ora di cammino prima di arrivare a Borce è nuovamente bagnata dalla pioggia, ma ormai sono abituato e quasi non ci faccio caso. All’ingresso del paese trovo la Gite de l’Hospitalet de Borce, una struttura per i pellegrini nella quale vorrei farmi ospitare per la notte. Provo a bussare, a chiamare, ma evidentemente non c’è nessuno. Fuori piove, il paese è completamente deserto: che fare? Provo per disperazione ad abbassare la maniglia e… la porta era aperta. In pratica, l’Hospitalet è un appartamento sempre aperto dotato di bagno, doccia, cucina e due stanze, per un totale di sei letti. Sul muro un cartello dice che la signora che lo gestisce passa ogni giorno fra le 18:30 e le 19:30 per gestire pagamenti e timbri. Nel frattempo, ci si può sistemare liberamente: non male direi. Anche questo paese è privo di ristoranti, quindi per la cena ho fatto una mini-spesa in un quasi-bar e mi sono cucinato alcuni pseudo-cibi precotti (particolarmente orrenda la paella da microonde pronta in 2 minuti).

Come si può notare da quanto scritto sopra, oggi in tutta la giornata non ho incontrato altri pellegrini. Evidentemente questa variante la scelgono in pochi. Come conferma basta dare un’occhiata a ritroso al libro delle firme dell’Hospitalet: una persona ieri, una dieci giorni fa, una coppia il 24 marzo e poi nulla fino al 22 ottobre dell’anno scorso!

Questa sera sono un po’ stanco e domani sarà una giornata molto impegnativa con salita di oltre 1000m al passo e successiva discesa dal lato spagnolo. Se tutto va bene, conto di arrivare a metà pomeriggio a Canfranc Estaciòn. E ora… a dormire!

Giorno 1, martedì 17 aprile, Oloron – Lurbe St Christau

Già  a Bergamo eravamo una ventina. Età media post-pensione, equipaggiamento tecnico, zaini variopinti, argomento principe: qual è il peso giusto da portare sulle spalle?

Una volta arrivati a Lourdes ci siamo trovati tutti all’ufficio informazioni della stazione, dove mi sono reso conto di essere l’unico ad andare ad Oloron, l’unico a  salire al Passo del Somport, l’unico a fare il cammino aragonese. Poco male, magari ci ritroveremo più avanti.

Intanto scopro un problema serio: a causa di un treno soppresso, arriverò a Oloron alle 19:10, un po’ tardi per fare poi i 10km necessari per raggiungere l’albergo. Che fare? Correre il rischio di fare un tratto, magari anche piuttosto lungo, al buio? Mah, ci penserò dopo.

Intanto vado al santuario per richiedere la credenziale del pellegrino. Appena fuori dalla stazione si vedono i Pirenei (vedi foto)… che dire? La neve sembra tanta e a bassa quota, molto bene! La procedura per ottenere la credenziale è snella, l’operatrice è molto gentile, parla benissimo l’italiano e in pochi minuti la credenziale nuova con timbro di Lourdes è nello zaino.

L’attesa del treno per Oloron è molto lunga e noiosa ma, alla fine, arrivo a destinazione puntualissimo alle 19:10. Non appena inizio a camminare vengo accolto da un’allegra pioggerellina, che non mi abbandonerà mai per tutto il tempo. Dopo poche centinaia di metri, con una certa emozione, scorgo il primo segnale  conchiglia che indica il cammino (vedi foto). Il cielo grigio, l’acqua dappertutto, il fango sul sentiero, i Pirenei innevati in lontananza, la notte che si avvicina, sono il messaggio di benvenuto che mi riserva il primo tratto… direi che sarà proprio un’avventura.

Alla fine sono arrivato all’albergo verso le 21:20, bagnato come un pulcino, con l’ultima mezz’ora in notturna. È stato un buon test per l’equipaggiamento, che ha retto alla perfezione: il contenuto dello zaino è rimasto asciutto, la giacca mi ha protetto e il cappello ha fatto il suo dovere. Soprattutto, è stato fondamentale il navigatore, sul quale avevo caricato mappe e tracce del percorso: di notte i segnali non si vedevano facilmente e in un paio di occasioni ho trovato la strada giusta solo grazie al gps.

Tutto sommato un buon inizio, direi. Visto lo stato del percorso e le previsioni, direi che l’avventura non mancherà neanche per i prossimi giorni!

I primi giorni

Non voglio studiare troppo i dettagli, pianificare tutto, sapere cosa farò giorno per giorno, ora per ora.

Tutti dicono però – e ho sperimentato io stesso l’anno scorso quanto sia vero – che le crisi peggiori si hanno nel corso dei primi tre giorni di cammino. Mi sembra opportuno quindi pianificare almeno un poco i primi giorni, anche perché, contrariamente a quanto previsto in passato, ho deciso di cambiare programma e, soprattutto, punto di partenza.

Il piano originale prevedeva di arrivare a Lourdes, passare diverse ore in treno, poi altro treno, e infine arrivare a tarda sera a Saint Jean Pied de Port. Il nuovo piano prevede un percorso più lungo, in zone meno frequentate e, almeno fino al confine Francia/Spagna, non descritto nella guida

Si tratta di camminare per un tratto del Voie d’Arles, da Oloron-Sainte-Marie al Passo del Somport, e poi percorrere integralmente il Cammino Aragonese (descritto nella guida).

Fortunatamente, esistono due eccellenti siti dedicati alla variante che ho scelto. Il primo è Au Coeur du Chemin http://www.aucoeurduchemin.org che, seguendo il link Etapes (sur carte IGN), fornisce mappe e statistiche estremamente dettagliate. Il secondo è Voie du Piémont Pyrénéen http://vppyr.free.fr che, alla voce Voies d’Aspe, riporta molti dati e fotografie del percorso.

Vediamo i dettagli.

Primo giorno, martedì 17 aprile

Come già scritto in passato, arriverò all’aeroporto di Lourdes (LDE) alle 12:25. Grazie agli autobus della compagnia Maligne, il piano prevede di andare a Lourdes centro, in cerca della credenziale. Una volta trovata, stazione dei treni e viaggio fino a Oloron-Sainte-Marie (via Pau). Da qui, inizia il mio cammino a piedi!

Probabilmente arriverò a Oloron-Sainte-Marie nel tardo pomeriggio e non potrò camminare molto a lungo. Immagino sia ragionevole prevedere al massimo una decina di km, i.e. due orette di cammino. I siti di riferimento dicono però che il primo ostello si trova a Sarrance, ad oltre 20km da Oloron. Vedo due possibilità: dormire all’addiaccio (nel bosco o sotto qualche tettoia), oppure cercare un albergo dalle parti di Lurbe-Saint-Christau. Le varie testimonianze che ho letto su web riferiscono che questo versante dei Pirenei è estremamente piovoso e le previsioni già indicano per tutta la prossima settimana pioggia e, verso il passo, neve. Ho deciso quindi di optare per la soluzione più comoda: albergo dopo 10km di cammino!

Secondo giorno, mercoledì 18 aprile

Beh, oltre al fatto che partirò, con qualsiasi tempo, da Lurbe-Saint-Christau, non intendo pianificare nulla!