Media Partner

il camminoCredo che la quasi totalità dei lettori di questo blog siano attualmente miei parenti, amici, o comunque persone che ho conosciuto direttamente in un’occasione o nell’altra. Forse la situazione potrebbe cambiare a breve.

Grazie a Luca Gianotti, guru dell’arte del camminare e guida del viaggio a piedi in Corsica al quale ho partecipato nell’estate 2011, sono stato contattato da Il Cammino. Si tratta di una newsletter in italiano che vanta una lunga storia – ben tredici anni – e che ogni quindici giorni raggiunge oltre ventimila appassionati del camminare lento e profondo. Il Cammino diventerà media partner di questo blog. Concentrandosi principalmente sulle parti a piedi del giro del mondo 2013, Il Cammino racconterà, in esclusiva e probabilmente sotto forma di rubrica fissa, aggiornamenti sulle mie (dis)avventure.

Questa novità forse comporterà un aumento e una diversificazione dei lettori del blog. Ricordo, ad esempio, il picco di visite di quando ero stato brevemente citato nel numero 54 della newsletter: diverse centinaia di visite nel giro di poche ore. Come ho sempre fatto finora, continuerò comunque a scrivere soprattutto per me stesso e, in secondo luogo, per aggiornare parenti e amici sulla mia situazione.

Note

Ho aggiornato la pagina delle note. In particolare, ho aggiunto una spiegazione su come ricevere automaticamente una email ogni volta che pubblico qualcosa. Tutti i dettagli qui.

Giorno 8, martedì 24 aprile, Monreal – Tiebas

Dunque, oggi compio la prima settimana di cammino: partivo infatti da Trento proprio martedì scorso. Come anticipato ieri, ho deciso di fare una tappa molto breve, solo una quindicina di chilometri, e di godermi una mezza giornata di riposo. Mi sono fermato e Tiebas, dove il nuovissimo ostello municipale offre lavatrice, asciugatrice, e doccia calda garantita. Non l’ho scritto, ma era da tre giorni, in tre diversi ostelli, che non riuscivo a trovare l’acqua calda e dovevo accontentarmi di una rapidissima doccia fredda, brrr…

Oggi per la prima volta ho sempre camminato con qualcuno, in particolare con i compagni con i quali ho passato la serata di ieri. Sono andato decisamente più piano del solito e il tempo dedicato alla riflessione si è ridotto, ma tutto sommato è un’esperienza che mi è famigliare, simile alla classica gita in montagna fra amici.

Nella parte iniziale abbiamo superato un gruppo di cinque australiani, tutti fratelli e sorelle, decisamente bene in carne. Uno di loro, che era comunque in grado di camminare meglio degli altri, per un’oretta è stato con me e abbiamo chiacchierato a lungo. Loro viaggiano comodi, dormono sempre in albergo, stanze singole, facendosi trasportare da taxi specializzati gli zainoni da 20kg. Inoltre, quando c’è una salita significativa, chiamano il taxi e si fanno lasciare più avanti… Hanno fatto il cammino francese con lo stesso stile alcuni anni fa e ora fanno anche quello aragonese. A parte queste bizzarrie, sono gente simpatica e aperta, che ama parlare a voce molto alta. Probabilmente gli altri amici di ieri, in cerca di pace e tranquillità (per alcuni di loro oggi è l’ultimo giorno di cammino), ne saranno stati infastiditi, ma la discussione non è stata mai banale. Sono tutti e cinque ingegneri o professori universitari, e una di loro lavora per un’azienda neozelandese specializzata nel recupero di relitti sommersi. Pare che si occuperanno anche della Costa Concordia e che per questo lei si trasferirà in Italia almeno per un anno.

La discussione è poi scemata quando è iniziato il tratto più impegnativo della giornata. Un sentiero di circa 8km che in condizioni normali sarebbe molto suggestivo e piacevole (bellissimo panorama su campi e colline, con Pamplona in lontananza), ma che con la pioggia degli ultimi giorni si è trasformato in una scivolosa pista di fango. Ogni passo affonda in 3cm di fango, la scarpa perde aderenza e si sposta in una direzione a caso di 5cm, poi bisogna contrastare il risucchio… insomma, 8km parecchio faticosi che hanno ammazzato gli australiani e indebolito gli spagnoli. Yasuo, il simpatico 68enne giapponese, saltellava invece agile ed è arrivato a Tiebas con le scarpe quasi pulite… mah, misteri orientali.

Arrivati poco dopo le 12 a Tiebas, abbiamo pranzato insieme nel bar del paese e ci siamo salutati definitivamente, per lo meno con chi oggi termina l’esperienza di cammino. Il signore giapponese proseguirà invece fino a Leon e lo raggiungerò probabilmente nel giro di qualche giorno.

Il fisico!

Visto che ho un po’ di tempo – sono solo in ostello, fuori piove e sto aspettando che la lavatrice finisca – fisso qualche nota sul mio stato fisico. Saltare questa parte se non interessati.

Punto primo: nessuna vescica finora, evviva! A parte il fatto che le scarpe erano già collaudate e che, in generale, sono poco soggetto, credo il merito debba andare anche ai calzini che ho preso recentemente. Non ricordo se li ho già citati, ma ne sono entusiasta. Erano anni che arrivavo a fine giornata con i piedi bolliti, umidicci e… puzzolenti. Seguendo i consigli dei commessi dei negozi, ho provato innumerevoli paia di calzini tecnici di vario tipo, con risultati deludenti. Su suggerimento di Luca Gianotti, la guida del trekking in Corsica dell’anno scorso, questa volta ho puntato su calzini di lana merino, con risultati eccellenti. Non solo niente vesciche, ma dopo un’intera giornata senza togliere gli scarponi, ho ancora i piedi asciutti e sani. Mi sembra giusto citare la marca (Smartwool), anche se probabilmente qualsiasi calzino in lana merino andrebbe altrettanto bene.

Punto secondo: sto ancora litigando con lo zaino. Credo sia normale avere dolori alle spalle per i primi due o tre giorni, dolori che poi si risolvono quando lo zaino diventa un compagno d’avventura. Per lo meno, per me è sempre stato così. In questo caso invece, anche se molto attenuato rispetto all’inizio, mi resta un fastidioso dolore simile a torcicollo, soprattutto dopo circa due ore di cammino continuato. Posso spostare il punto dove si concentra il dolore modificando di alcuni millimetri la lunghezza relativa degli spallacci, ma non riesco ad eliminarlo. Comincio a pensare che abbia a che fare con le modifiche posturali indotte dai plantari su misura. Mah, spero che tutto si sistemi nel giro di qualche giorno. Sicuramente uno zaino più leggero avrebbe giovato ma, viste le condizioni che ho trovato, non so proprio cosa avrei potuto togliere. Anche il sacco a pelo super pesante in un paio di occasioni si è rivelato molto utile.

Punto terzo: piante dei piedi. L’anno scorso mi sono accorto che dopo lunghissime camminate (8 ore o più per diversi giorni di fila), mi ritrovavo con dolori persistenti alle piante dei piedi, soprattutto nella parte interna. Da questo (forse) derivavano poi i dolorini alle ginocchia che mi era capitato di sperimentare in un paio di occasioni. Per ovviare a questo fastidioso problema, un paio di mesi fa ho fatto una visita ortopedica e ordinato dei plantari su misura. In questa settimana mi sono rimesso nelle stesse condizioni, con molte ore di cammino per diversi giorni di fila. Il risultato è stato uno spostamento del dolore, ora nella parte esterna del piede, e la diminuzione dell’intensità. Tutto sommato un buon risultato, anche se avrei preferito non provare questo tipo di dolore.

Punto quarto: ginocchia. A parte l’incidente dell’autoscatto, di tanto in tanto, sopratutto a fine giornata, ho provato qualche dolorino, che però è sempre scomparso da solo nel giro di pochi minuti. Credo di dover comunque stare particolarmente attento e prudente nel caso di lunghe discese su asfalto. Nel complesso direi che per ora le ginocchia hanno retto bene.

Punto quinto: tutto il resto. Tutto il resto? Bene, grazie. Anche gli occhi reagiscono bene e finora non ho avuto altri disturbi degni di nota.

Per ora è tutto, sono già le 19 e sono ancora l’unico ospite dell’ostello. Visto che domani dormirò sicuramente lungo il cammino francese, potrebbe trattarsi dell’ultima volta che mi capiterà di avere un’intera struttura tutta per me.