I dodici apostoli

Lunedì 22 aprile 2013. In viaggio: giorno 53. In Australia: giorno 12. A piedi: giorno 24.

Great Ocean Walk: giorno 5. Da Devils Kitchen a 12 Apostles, 16km.

Si è ripetuto il copione del primo giorno: stelle fantastiche alle 22, vento violento a mezzanotte, acqua a secchiate dalle 2 in poi. Col piccolo particolare che invece di essere nell'ostello, ho passato la notte in tenda. Nulla di terribile, fortunatamente struttura e impermeabilità della copertura hanno tenuto bene, ma in più occasioni nel corso della notte mi sono trovato il telo spalmato sulla faccia a causa della forza del vento.

Sveglia la mattina presto, ben prima dell'alba, per riuscire ad arrivare puntuale all'appuntamento a fine cammino entro le 12. Solo che continuava a piovere e ripiegare la tenda è stato abbastanza complicato, molto umido, insomma un lavoro sporco. Tanto più che ho dovuto rimuovere una ventina di sanguisughe applicate a ventosa sul telo della tenda. Probabilmente erano state attirate nel corso della notte dal calore del mio corpo, ma per fortuna sono rimaste bloccate. Non è così facile farle desistere; sanno usare entrambe le estremità per aggrapparsi e toglierele tutte, sempre sotto la pioggia, è stata un'impresa. Bilancio finale: sveglia alle 6:00, partenza alle 7:30, venti sanguisughe volate lontano…

La prima parte, fino a Princetown, si sviluppa nella foresta su comodo sentierino pulito e senza i dilivelli isterici di ieri. Da Princetown in poi si segue la costa dall'alto, uno dei tratti più spettacolari. Purtroppo le nuvole nere si dispongono a strisce e il tempo impazzisce. Sole per 2 minuti, acqua “cats and dogs” per 30 secondi, 3 minuti di sole, 2 minuti di grandine, e così via, fino alla fine. Per fortuna il poncho tiene alla grande e, se possibile, l'avvicinamento ai grandi bastioni dei Twelve Apostles risulta ancora più esaltante e selvaggio.

Primo scorcio dei dodici apostoli. Da lontano, sotto la pioggia, con nuvoloni neri subito oltre.

Conclusione ufficiale del GOW.

Il punto d'arrivo ufficiale del GOW sarebbe un anonimo parcheggio con punto panoramico chiamato Gibson Step. A parte un cartello, la splendida spiaggia battuta dal vento e due grandi roccioni che rompono le onde non c'è nulla. Ci si può però immettere sulla strada, la famosa Great Ocean Road, e nel giro di poco più di un chilometro si arriva al famoso sito dei Twelve Apostles (con passerelle, ristorante, parcheggione, turisti, motel, hangar per elicotteri, ecc). Non c'è bisogno di particolari presentazioni, è uno dei luoghi simbolo dell'Australia, lascio la parola alle fotografie.

Vista da Gibson Step.

Alcuni dei dodici apostoli.

Sono arrivato alle 11, con ampio anticipo. Andrew e Adam arrivano puntualissimi poco prima delle 12, con un altro gruppo di surfisti, questa volta tutti inglesi in vacanza. Tutto fila liscio e nel giro di qualche ora sono di nuovo a Melbourne.

Fantastica l'accoglienza di Dino e Jane che, oltre a farmi sentire sempre il benventuto, mi preparano un'eccellente e abbondante cena a base di lasagne. Come essere a casa, grazie!

Con Dino, Jane, e Charlotte, la loro figlia più giovane.

Bilancia alla mano, ho perso oltre due chili in cinque giorni… e già partivo piuttosto magro (da 79kg a meno di 77kg). Colazioni inadeguate a parte, non ho mai sofferto la fame, ma evidentemente ho calibrato male i pasti. Nulla di grave vista la breve durata del cammino, ma devo imparare a gestire meglio il cibo e scoprire quali prodotti offrono il migliore compromesso fra peso da trasportare, apporto calorico, sapore, ecc.

Domani passerò la giornata a Melbourne, dedicandomi al giusto relax, agli ultimi preparativi per la prossima tappa, e a ricopiare il diario del GOW dal taccuino all'ipad. Ci si risente fra un paio di giorni dalla Nuova Zelanda!

 

GOW, la tappa più dura

Domenica 21 aprile 2013. In viaggio: giorno 52. In Australia: giorno 11. A piedi: giorno 23.

Great Ocean Walk: giorno 4. Da Johanna Beach a Devils Kitchen, 26.6km.

Un tizio che ha la casa sul cammino ha installato pirata e cassa del tesoro: preziosa acqua e mele gratis. Se invece si vuole la marmellata bisogna pagare un doblone d'oro (i.e. la moneta da 1 dollaro australiano).

Ormai mi sto abituando alla vita da campaggiatore GOW. Si arriva, si appoggia lo zaino nello shelter, poi si cerca una buona piazzola (tanto sono sempre da solo e sono tutte libere) e… base, paletti, copertura, picchetti grandi, tiranti, picchetti fini, materassino attivato, sacco a pelo: tutto pronto!

Oggi doveva essere la tappa più dura, ed effettivamente lo è stata. Non tanto per la lunghezza in sé, 26.6km, ben sotto la tappa media del Cammino2012, ma per i continui saliscendi. La costa è fatta di tante insenature, ognuna delle quali forma una valletta stretta e ripida che sale fino a collegarsi alle colline dell'entroterra. Il GOW passa le infinite insenature prima scendendo fin quasi al mare, poi risalendo l'altro versante – ripidissimo – con dislivello in salita ogni volta compreso fra i 70 e i 150 metri.

Ne vale la pena, però. Quella di oggi, complice l'inaspettato (inaspettatissimo!) bel tempo, è stata la tappa più spettacolare finora. Se in futuro dovessi tornare da queste parti e avessi solo un giorno a disposizione, rifarei senz'altro proprio questi 26.6km.

Canguro gigante proprio sulla mia strada.

Ho fatto amicizia con i canguri. Stamattina un gruppo di tre giovani maschi (vedi foto sopra) che provavano, fra loro, tecniche di lotta. Poi, nel pomeriggio mi sono dovuto confrontare con un canguro gigante, molto più alto di me, forse era intorno ai due metri e venti (vedi foto). Si stava riposando proprio a lato sentiero e quando mi ha sentito arrivare si è alzato in tutta la sua altezza. Ci siamo guardati negli occhi, poi lui ha cominciato a scuotere la testa e a sbattere le orecchie. Magari era un segnale di benvenuto, ma nel dubbio ho battuto in ritirata. Sono tornato indietro di un centinaio di metri, nascosto alla sua vista, e ho aspettato dieci minuti. Quando sono tornato, accidenti, era ancora lì, a guardarmi e a fare gesti con le orecchie. Ho allora deciso di sbloccare la situazione, anche perché non avevo tragitti alternativi. Mi sono mosso a passo deciso sul sentiero, facendo finta di non vederlo, anzi, ignorandolo completamente. In cuor mio mi vedevo già gonfio di botte e / o sventrato, ma è andata bene, quando sono arrivato ai 3 metri di distanza, si è girato e con due balzi enormi è sparito. I canguri sembrano creature pacifiche e socievoli, ma posso assicurare che questo faceva decisamente paura: torreggiante, arti muscolosi, artigli affilati e… orecchie sbattute!

Breve nota sul cibo. Due barrette energetiche e un po' d'acqua NON sono sufficienti come colazione. Arrivo sempre a ora di pranzo senza energie. Da ricordare per il futuro.

 

Riposo a Johanna Beach

Johanna Beach vista dal campsite.

Sabato 20 aprile 2013. In viaggio: giorno 51. In Australia: giorno 10. A piedi: giorno 22.

Great Ocean Walk: giorno 3. Da Aire River a Johanna Beach, 13.8km.

Mi sono preso una giornata di quasi-riposo, ma non per questo meno ricca di esperienze.

Prima un lungo passaggio nella foresta, su stretto sentierino sempre molto curato. Speravo di avvistare qualche bestiolina nuova, i.e. koala, invece mi sono dovuto accontentare dei soliti pappagalli. Ho potuto però ammirare nuovi colori. Belli quelli nero/verde, con strisce brillanti sulla coda visibili solo quando volano.

Memorabile l'attraversamento della solitaria Johanna Beach; quasi 3km di sabbia, da solo con le onde, gli uccelli, le alghe spiaggiate dall'alta marea della notte. Cartelli ovunque avvisano di tenersi lontani dalle dune che stanno poco sopra, per non spaventare gli ultimi esemplari di una specie rarissima di uccelli che nidifica esclusivamente su queste spiagge. Ne restano solo 600 esemplari e i genitori hanno la cattiva abitudine di abbandonare nido e piccoli se spaventati da esseri umani, cani, o altri animali. Non ne ho la certezza assoluta, ma credo di averne avvistato uno che balzellava sul bagnasciuga; era identico al disegno sui cartelli. Peccanto non aver avuto la prontezza di fotografarlo…

Il campsite di questa notte è considerato il migliore di tutto il GOW. Sulla cima di una rupe, domina Johanna Beach nella sua interezza, con la possibilità di piantare la tenda a picco sul mare. Verso l'entroterra, vedo colline gialle e verdi a perdita d'occhio, rendendomi conto, forse per la prima volta, di quanto siano in mezzo al nulla questi luoghi.

Mare e colline da Johanna Beach Campsite.

Anche oggi sarò il solo campeggiatore, ma poco fa è passato Stephan, un ragazzo tedesco che deve assolutamente finire il GOW in tre giorni e mezzo. Giusto il tempo di un saluto e via, è ripartito per il sito successivo. Mi è sembrato a dir la verità poco preparato. Ha solo un sacco a pelo estivo e mi ha detto che ieri ha avuto così freddo da aver passato tutta la notte in bagno per ripararsi dal vento. Nonostante il mio consiglio di fermarsi è partito da qui troppo tardi, verso le 15:30. Per arrivare al prossimo campsite ci vogliono almeno tre ore e mezza. Questo significa che, bene che vada, si farà l'ultima ora al buio, mah… spero arrivi senza problemi.

Per domani le previsioni dicono pioggia abbondante, me lo ha confermato la signora che mi ha scattato la foto. Sono un po' preoccupato per il poncho strappato e spero che la riparazione a mezzo spilla risulti efficace.

 

Secondo giorno sul GOW

Venerdì 19 aprile 2013. In viaggio: giorno 50. In Australia: giorno 9. A piedi: giorno 21.

Great Ocean Walk: giorno 2. Da Blanket Bay a Aire River, 20.1km.

Come ieri, anche oggi percorso molto ben tenuto. Anche la foresta che sarebbe di per sé selvaggia e remota, nei pressi del sentiero è ben potata e il fondo perfettamente pulito.

Ciò non toglie che non si possano fare brutti incontri. Dietro ad una curva ho infatti fatto la conoscenza con il mio primo serpente australiano. Occupava metà del sentiero: almeno due metri di lunghezza per 5cm di diametro, marrone con strisce più scure, lucido, quasi bagnato (vedi foto). Ho provato a sbattere i piedi, sperando che le vibrazioni lo facessero scappare… Niente, nemmeno un accenno. Alla fine gli sono passato accanto, rapido rapido. Per fortuna non si è mosso, o era morto, o era ancora imbambolato per il freddo. Per fortuna ho fatto anche incontri più piacevoli. In diverse occasioni ho sorpreso canguri che, impegnati a fare gli affari loro sul sentiero, non si sono accorti di me fino all'ultimo, scappando poi in tutte le direzioni. Alcuni erano molto piccoli, che siano stati dei wallaby?

Serpentello sul sentiero...

Poco dopo Blanket Bay c'è una foresta letteralmente invasa da migliaia di pappagalli dai vivacissimi colori. Alcuni verde smeraldo, altri rossi e gialli, volano ovunque al mio passaggio.

Poco prima di arrivare al faro di Cape Otway ho attraversato l'ennesimo bosco di eucalipti. Questo però sulla mappa è descritto come segue: “watch for koalas along this stretch of track“… beh, neanche uno!

Anche oggi sul sentiero nessun altro camminatore. Trovo gente solo nei pressi del faro e nei campeggi raggiungibili in auto.

Vale la pena di pagare il biglietto d'ingresso (18 dollari) al parco / museo del faro di Cape Otway. Ci sono arrivato in tarda mattinata, con bellissimo contrasti di colori: il verde del prato ben curato, il blu del mare, il bianco del faro…

Il ristorante all'interno del parco è gestito da una gentile signora (credo) di origine greca. Mi ha proposto un'ottima quiche di zucca, accompagnata da una perfetta insalata greca in formato gigante. Purtroppo ho sbafato tutto prima di pensare a fotografare. Questo pranzo imprevisto mi permetterà, fra l'altro, di incrementare il peso dei pasti dei prossimi giorni: ormai posso permettermi ben 5 gallette al posto delle solite 4.

 

Altro incontro animale, questa volta una bull ant.

Aire River che si immette nel mare. Il campsite è sulla destra, dall'altra parte del fiume.

 

GOW, partenza bagnata…

Giovedì 18 aprile 2013. In viaggio: giorno 49. In Australia: giorno 8. A piedi: giorno 20.

Great Ocean Walk: giorno 1. Da Apollo Bay a Blanket Bay, 21.8km.

Ieri sera, prima di andare a dormire, uno spettacolo di stelle. Cielo nero, tante costellazioni nuove da imparare, un'ora a girare come uno zombie astrofilo nel parco. Ottimi auspici per la prima giornata di cammino.

Nel bel mezzo della notte, un rumore improvviso, fortissimo, continuo. Sulle prime ho pensato al terremoto, poi ho capito che si era semplicemente alzato il vento. Un vento da far tremare i muri dell'ostello… La mattina, sveglia prima dell'alba e primo sguardo all'esterno: nuvoloni nerissimi, acqua orizzontale, ancora vento. Volevo muovere i primi passi alle 6:30, ma le condizioni erano assolutamente proibitive. Ho aspettato un'oretta e, quando mi è sembrato di notare un leggero miglioramento, sono partito tutto baldanzoso. Appena uscito dall'abitato di Apollo Bay, il GOW costeggia la strada statale fino a Marengo (vedi mappa). Proprio in quel punto si è scatenato un nuovo nubifragio. Sono stato rapido, ho estratto il poncho e… mi sono ricordato che non sono mai stato capace di indossarlo senza l'aiuto di un'altra persona (come ben sanno i miei compagni di cammino dell'anno scorso)… Momenti di panico bagnato: goccioloni sempre più grossi, io che facevo le contorsioni come il migliore Houdini con la camicia di forza, le (poche, per fortuna) auto che passavano e rallentavano per vedere cos'era quella forma blu gigante che si agitava a lato strada. Dopo alcuni momenti di disperazione, l'illuminazione, ho capito come fare: appoggiare lo zaino per terra; disporre il poncho sullo zaino; indossare il tutto infilandosi opportunamente sotto il poncho zainato (o lo zaino ponchato). Una soddisfazione incredibile! Tutto contento sono ripartito e dopo 10 minuti ha smesso definitivamente di piovere. Nel togliere il poncho non ho eseguito la manovra al contrario, ma ho provato semplicemente a tirare. Risultato: uno strappo enorme proprio in cima alla gobba… maledizione! Questa sera ho provato a ripararlo con le spille di sicurezza e sono abbastanza soddisfatto del risultato, credo possa fare il suo dovere per lo meno fino alla fine del GOW. Una volta tornato alla civiltà dovrò procurarmi un kit ago & filo e procedere con la riparazione vera e propria.

Il cammino in sé oggi è stato tecnicamente molto facile: strada sterrata, largo sentiero, qualche breve tratto su spiaggia, quasi tutto pianeggiante. Mi ha sorpreso però il fatto di non aver visto nessun altro camminare. Anzi, da Marengo in poi, fino al punto tappa di Blanket Bay, nessuna strada asfaltata, nessuna casa, nessun essere umano… Sono da solo, sono l'unico a camminare il GOW in questi giorni.

Sulla mappa sono segnati alcuni punti dove è necessario valutare la situazione e fare una scelta (Decision Points). Essenzialmente bisogna tenere conto della marea e decidere se passare lungo la spiaggia o se optare invece per un percorso alternativo (inland track). In alcuni casi però non c'è scelta, si passa solo via spiaggia. Con alta marea può capitare che le onde allaghino l'intero passaggio. In tal caso bisogna attendere alcune ore che l'acqua si abbassi. Il tratto odierno concentra la maggior parte dei passaggi via spiaggia senza alternativa: per questo ho deciso di partire presto e di fare così l'intera tappa in condizioni di bassa e media marea.

Il lungo tratto nella foresta di eucalipti è stato magico. Profumo intenso, goccioline nell'aria, felci verdi, piante rigogliose, e anche il mio primo contatto con un canguro (vedi foto). Alto circa un metro, piantato in mezzo alla strada, ci siamo studiati a lungo da una ventina di metri di distanza. Poi è balzato via, in tutta tranquillità. Peccato invece non aver visto nemmeno un koala.

Il campsite di Blanket Bay è costituito da una tettoia con panca e tavolo, un grande barile che raccoglie l'acqua piovana, e alcune piazzole dove montare le tende, il tutto a due passi dal mare. Qualche centinaio di metri più in là c'è però un normale campeggio raggiungibile in auto, dove ho potuto vedere altre persone e dove ho trovato i bagni. Inutile dire che nel campsite per camminatori sono completamente da solo.

Spiaggia di Blanket Bay.

La mia tendina a Blanket Bay.

 

Con i surfers verso Apollo Bay

Mercoledì 17 aprile 2013. In viaggio: giorno 48. In Australia: giorno 7.

Appuntamento alle 9 in centro. I backpackers si riconoscono appunto dallo zaino: un ragazzo inglese, tre tedesche, due francesi, e il sottoscritto. Andrew e Adam arrivano con un furgone con rimorchio preso a noleggio, carico di cibi, tavole da surf, tende, tute da surf (wetsuits), birre…

Gruppo piacevole e ricco di belle persone, facile conoscersi, raccontarsi, ridere insieme. A parte me, stanno tutti lavorando in Australia, chi in un campo, chi in un altro. C'è l'ingegnere edile specializzato in eventi sportivi (era qui per gli Open d'Australia di tennis). C'è la veterinario specializzata in vacche. Quasi tutti, anche i laureati e specializzati, un po' preoccupati per i tre mesi obbligatori di lavoro in fattoria necessari per ottenere il rinnovo del visto di soggiorno. Anche se sono di gran lunga il più vecchio della compagnia, sembra che nessuno se ne accorga, meglio così.

Prima tappa, la lezione di surf su una spiaggia con ondine per principianti. Con mia sorpresa, ci sarebbe una tavola e un wetsuit anche per me, ma preferisco declinare: la mia confidenza con mare mosso e tuffi / cadute non è adeguata. Interessante comunque osservare come se la cavano i miei compagni… beh, non è per niente semplice e chi riesce ad alzarsi in piedi sulla tavola anche per pochi istanti è bravo.

Pranzo con vista sulla spiaggia per professionisti (onde grosse e rocce affioranti), poi guida turistica lungo la Great Ocean Road. Pausa presso il Koala Café, dove sugli eucalipti del parcheggio abbondano i simpatici animaletti. Se poi si tengono in mano alcuni semi di girasole, ecco che arrivano bellissimi pappagalli rossi e verdi, ormai abituati a nutrirsi dalle mani dei turisti.

Ora sono ad Apollo Bay, in un economico ostello per backpackers, con gli altri compagni surfers una 40ina di chilometri più avanti a campeggiare e festeggiare in tenda. Nel salotto dell'ostello sono in compagnia di una ragazza francese che sta facendo anche lei il giro del mondo e di un ragazzo olandese che… sta giocando a World of Warcraft (buuu). Mi sto appuntando gli orari delle maree, per poter valutare nei prossimi giorni se e quando affrontare i tratti via spiaggia.

Domani inizia il GOW, evviva!

 

A Melbourne, preparando il GOW

Martedì 16 aprile 2013. In viaggio: giorno 47. In Australia: giorno 6.

Turista a Melbourne

Finalmente ho potuto apprezzare Melbourne illuminata da un bel Sole. Anche se il centro vero e proprio continua a sembrarmi un po' anonimo e freddino, i numerosi parchi sparsi qua e là sono davvero ben tenuti e mi fanno pensare che Melbourne sia una città dove è bello abitare. Come a Sydney, anche qui ho sfruttato Free Tours: 3 ore a piedi con una giovane guida del posto, scovando gli angoli meno noti e interessanti. Alcuni esempi di street art, ben tollerata anche in centro, sono davvero notevoli (vedi foto).

Sempre divertente cogliere la rivalità fra le due città, spesso animata da una corsa a chi ha più storia: chi ha gli edifici più vecchi, chi ha organizzato per prima un'olimpiade, un'esposizione internazionale, e così via. Visti da un europeo, questi sforzi suonano un po' ridicoli. Ho visto, ad esempio, un vero e proprio scavo archeologico stile tomba etrusca per mostrare la vita e gli oggetti quotidiani dei primi abitanti a inizio 1800…

Nel pomeriggio sono tornato a casa di Dino e Jane camminando lungo la piacevole pista ciclabile che costeggia il fiume Yarra. Due ore di cammino arricchito da splendide viste verso la città. Interessante anche notare quanto siano sportivi gli abitanti. A parte gli infiniti ciclisti che viaggiano sparatissimi, sono rimasto colpito dai corridori. Tutti in forma, bardati con i migliori indumenti tecnici e zainetti da trial, veloci, anzi velocissimi. Con poche eccezioni, secondo me, quasi tutti sotto ai 5 min/km e molti, uomini e donne, intorno ai 4 min/km.

Preparativi per il Great Ocean Walk

Fra ieri e oggi ho investito molto tempo nel preparare il GOW (Great Ocean Walk): trasporto, prenotazioni, materiali, cibi. Di seguito un breve riassunto e alcune considerazioni.

Il sito di riferimento per il GOW è quello ufficiale del Parks Victoria (qui), dove si trovano indicazioni generali e regole. La prima regola è… che almeno due settimane prima della partenza bisogna spedire a Parks Victoria un apposito modulo nel quale si chiede il permesso di percorrere il GOW, si comunica giorno per giorno in quale area tenda (hike-in campsite) si intende dormire e, soprattutto, si manda il numero di carta di credito per pagare i 24 dollari a notte richiesti. Fortunatente la regola risulta abbastanza flessibile e, grazie a una complicata telefonata ai gestori del parco nella quale spiego la mia situazione, tutto si sistema. A quanto pare siamo in bassa stagione e nei campsite ci sono ancora parecchi posti.

Ecco il mio programma:

  • giorno 1, gio 18/4: da Apollo Bay a Blanket Bay, 21.8km.
  • giorno 2, ven 19/4: da Blanket Bay a Aire River, 20.1km.
  • giorno 3, sab 20/4: da Aire River a Johanna Beach, 13.8km.
  • giorno 4, dom 21/4: da Johanna Beach a Devils Kitchen, 26.6km.
  • giorno 5, lun 22/4: da Devils Kitchen a 12 Apostles, 16km.

Molto bella la mappa ufficiale del GOW. L'ho comprata nel Visitor Centre di Federation Square e, oltre ad essere 1:25000, è molto dettagliata, riporta le coordinate lat/lon di tutti i punti importanti, e negli spazi liberi ci sono tutte le informazioni che ci si aspetterebbe in una guida: descrizione delle tappe, consigli su equipaggiamento, situazioni particolari, numeri d'emergenza. Nessuna necessità quindi di comprarsi un libro specifico per il GOW (che fra l'altro pare non esista); la cartina è più che sufficiente.

Il trasporto da Melbourne ad Apollo Bay (190km) e il ritorno da 12 Apostles a Melbourne (210km) è invece cosa complicata. Ci sono servizi privati carissimi, autobus pubblici che viaggiano a orari scomodi e solo alcuni giorni alla settimana, informazioni difficili da trovare. Grazie al suggerimento di Serena di usare gumtree per trovare compagni di cammino, ho scovato Andrew e Adam. Due giovani studenti universitari di Melbourne che da poco hanno iniziato un'attività di accompagnatori lungo la Great Ocean Road. Hanno come target esclusivamente backpackers, soprattutto internazionali. Organizzano gite a basso costo di due o tre giorni lungo la Great Ocean Road. Pasti al sacco, notti in tenda, primo giorno lezione di surf su spiaggia per principianti, poi viaggio in auto lungo la GOR (Great Ocean Road), quindi visite nei siti più celebri per quel che riguarda paesaggi spettacolari, avvistamenti di animali, posti dove osservare i surfisti professionisti. Ho provato a contattarli e dopo lunga catena di email abbiamo trovato la quadratura del cerchio. Domani mi unirò al gruppo di aspiranti surfisti per tutto il giorno. La sera mi lasceranno ad Apollo Bay, per poi proseguire la loro gita. Lunedì alle 12:00 passeranno, con un altro gruppo, dal mio punto di arrivo, 12 Apostles. Se quindi andrà tutto bene, mi raccoglieranno e torneremo tutti insieme a Melbourne. Trasporti, giornata all-inclusive con i surfers, noleggio tenda e materassino, per 150 dollari australiani. Non proprio economicissimo, ma decisamente più conveniente (e interessante) rispetto alle altre opzioni.

Poco fa ho fatto la spesa in un grande centro commerciale della zona e ci ho messo quasi due ore. Lungo il GOW non ci sono negozi, non ci sono ristoranti, non ci sono villaggi… ah, e la prima notte non c'è nemmeno l'acqua (esaurita causa siccità). Non ho molta esperienza di cammini in totale autonomia e ho dovuto un po' improvvisare. Spero di non aver fatto errori clamorosi… In foto il mio cibo per i prossimi giorni:

  • 3 barrette energetiche al giorno: 2 per la colazione, una come dessert dopo cena (15 in totale).
  • 3 scatole di gallette di medio formato, per un totale di 36 quadrati. Conto di usarne 4 a pasto, per 8 pasti. Le 4 che avanzano da usare in caso d'emergenza.
  • 4 confezioni di tonno aromatizzato da 100g l'una. Da usare insieme alle gallette.
  • 2 confezioni di parmigiano tarocco sotto vuoto. Da usare insieme alle gallette.
  • 1 confezione grande di albicocche secche. A fine pasto.
  • 1 confezione di frutta secca assortita (trail mix). A fine pasto.
  • 5 litri di liquidi: 3 d'acqua, 2 di bibite energetiche per sportivi.

 

Incontri a Melbourne

Lunedì 15 aprile 2013. In viaggio: giorno 46. In Australia: giorno 5.

Estate 1981. Dino, trentino-australiano di seconda generazione, e sua moglie Jane si dedicano a un giro del mondo che li riporta anche nella terra d'origine. E' una gita sulle dolomiti di Brenta, fra Val D'Ambiez, Bocca di Brenta e rifugi vari, a restare impressa nei ricordi più cari. Molte ore di cammino, quasi al limite, paesaggi maestosi, quel giorno c'erano anche, come accompagnatori, mio zio Camillo e mio padre Diego.

Estate 2011, sono passati 30 anni. Dino e Jane ritornano in Italia per una lunga vacanza. La tappa trentina li porta a ritrovare le persone di allora, anche se purtroppo Camillo non c'è più. Nuovamente un incontro significativo, una gita sui monti, piacevoli ore trascorse in compagnia. Ho anche l'occasione di conoscerli di persona per la prima volta. Dopo una simpatica chiacchierata in inglese scatta la frase di rito: se un giorno passi da Melbourne, ricordati che saremmo felicissimi di ospitarti.

Metà aprile 2013. Detto, fatto. Ieri sera sono arrivato a Melbourne e Dino è venuto a prendermi in stazione. Sono ospite a casa loro, con una stanza a mia disposizione, coccolato dalla loro gentilezza e premura costante. Fra ieri e oggi ho conosciuto le loro figlie e i rispettivi compagni, tutti riuniti per una fantastica cena preparata con grande cura da Jane (con l'aiuto di Dino). Ormai mi sembra di essere parte della famiglia, anche se sono arrivato solo da 24 ore. Grazie Dino e Jane!

Incontro sorprendente

Sui monti del Nepal avevo incontrato, in modo abbastanza casuale, Serena del blog Cambio Rotta. Leggendo le note del suo sito avevo notato che abitava a Melbourne, ma sulle prime questa informazione è passata in secondo piano. Poco prima di partire da Sydney mi è riemerso questo ricordo e ho provato a contattarla. Ebbene, Serena, tornata da pochissimi giorni dal Nepal, ha deciso di trasferirsi subito a Cairns, nel nord dell'Australia. Per pura combinazione è però partita proprio oggi pomeriggio e quindi siamo riusciti a ricavarci il tempo per un caffè e per una chiacchierata in centro a Melbourne. Bello scambiarsi le rispettive esperienze di cammino, sapendo che abbiamo calpestato lo stesso percorso. In bocca al lupo, Serena!

Melbourne e progetti a piedi

Anche se ho passato buona parte della giornata in centro, non ho ancora fatto del tutto conoscenza con la città. Il tempo purtroppo è peggiorato nettamente, con cielo grigio, pioggia, e temperature autunnali. Mi sono quindi rifugiato nelle librerie e nel grande centro per i visitatori, alla ricerca di informazioni sul mio progetto di cammino australiano…

L'idea arriva da Gemma, ragazza torinese che vive in Australia, conosciuta casualmente a Chiang Mai, Thailandia. Nei cinque minuti che abbiamo trascorso insieme – lei al tavolo di un bar, io sulla strada – mi ha suggerito molto caldamente di non perdermi assolutamente il Great Ocean Walk. Con ogni probabilità partirò mercoledì insieme ad un gruppo di ragazzi surfisti del posto, anche se non ho ancora definito in modo esatto tutti i particolari. Maggiori dettagli domani.

Aggiornamento martedì 16 aprile 2013. Questa sera sono impegnato nella preparazione nello zaino e nelle prenotazioni per l'imminente soggiorno in Nuova Zelanda. Non ho quindi il tempo di descrivere il programma dei prossimi giorni. Confermo comunque che partirò domattina per fare il Great Ocean Walk e che probabilmente non avrò modo di aggiornare il blog durante il cammino. Tornerò a Melbourne lunedì prossimo 22 aprile.

Manly Scenic Walkway, Sydney

Sabato 13 aprile 2013. In viaggio: giorno 44. In Australia: giorno 3.

Come previsto, e nonostante lo scetticismo della signorina dell'ufficio informazioni (impossibile, troppo lontano, ci vogliono giorni e giorni, prendi l'autobus!), ho dedicato tutta la giornata a camminare. Prima, per arrivare nella parte nord di Sydney. Poi per un classico percorso pedonale della città, il Manly Scenic Walkway.

Harbour Bridge al tramonto.

All'inizio della passeggiata ho camminato lungo l'iconico Harbour Bridge: viste grandiose in direzione della Opera House e della baia.

Poi ho attraversato Mosman, un quartiere residenziale per ricconi, solitamente ignorato dai turisti. Tante ville, strade pulite ed eleganti, scorci fantastici verso la skyline della città, alcuni annunci immobiliari curiosi (vedi foto). Non c'era il prezzo, ma poi mi sono fermato davanti alla vetrina di un'agenzia immobiliare. Le case della zona sono vere ville di lusso ma, se ho capito bene, i prezzi sono interessanti. Non c'è mai la cifra finale, ma solo il prezzo al metro quadro, diviso in tre categorie: giardino, abitazione, altre superfici (tipo garage, piscina, ecc.). Quello più caro – abitazione – varia da 500 a 1500 dollari al metro quadro. Se penso alle cifre che girano a Trento e paesini… In compenso, gli appartamenti del “tostapane”, l'edificio grigio e bruttino che si trova subito dietro all'Opera House (vedi foto in cima alla pagina), raggiungono i 44000 dollari al metro quadro…

Questo quartiere si distingue dal centro anche per gli uccelli pseudo-piccioni. Non più gli ibis del centro (grazie Stefania per averli identificati), ma altre bestiole bianco-nere (vedi foto). Magari sono solo semplici corvi, ma si comportano proprio come piccioni…

Dopo due ore abbondanti sono arrivato a Spit Bridge, punto di inizio ufficiale del cammino vero e proprio. Molto vario, comprende tratti su spiaggia, altri nella foresta, passaggi sulle scogliere, continue salite e discese su comodi gradoni di pietra. Altre due ore abbondanti, incrociando numerosi turisti e innumerevoli corridori che fanno andata / ritorno, per un totale di oltre 20km di corsa: bravi loro!

Manly Scenic Walkway: da Spit Bridge a Manly Beach.

Ritorno alla base sul famoso traghetto (ferry), con viste incredibili sulla baia, impreziosite da un bel tramonto. Avvistate anche scie chimiche molto sospette… In realtà si trattava di una pubblicità. Prima l'aereo ha disegnato una scritta per gli abitanti del centro, poi una per noi sul traghetto, almeno credo… La scritta aveva sei lettere in totale, in foto le prime tre.

Domattina sveglia presto e 13 ore di treno alla volta di Melbourne. In Thailandia 13 ore di treno mi erano costate 16 euro, pasti compresi. Qui ho speso 105 euro, e temo proprio che la carrozza ristorante sia altamente spennante…

Balmoral Beach.

 

Le spiagge di Sydney

Venerdì 12 aprile 2013. In viaggio: giorno 43. In Australia: giorno 2.

Devo ammettere che non avevo studiato a sufficienza. Mi aspettavo un clima da tardo autunno e la classica metropoli sul mare, con il porto, tanti moli, e qualche spiaggia squallidina frequentata soprattutto dai locali. Della bellezza architettonica e della vivacità culturale della città mi sono già occupato ieri.

Bondi Beach.

Oggi ho fatto il giro delle spiagge, appunto senza tante aspettative… Sono partito dalla più famosa, chiamata Bondi Beach. Beh, sabbia bianca, finissima, acqua limpida, blu intenso, incroci armoniosi fra paesaggi naturali e urbani. Non per niente, uno dei quartieri più esclusivi della città è proprio in zona. Spiaggia libera, ma con buone attrezzature: distributori d'acqua potabile, docce, spogliatoi, bagnini. Visto il bel tempo e la temperatura invitante (26°C), oggi la spiaggia era piena di gente, moltissimi a sguazzare felicemente in acqua, alcuni a provare le tavole da surf su onde però di modesta entità. Acqua freddina, ma comunque invitante vista la stagione.

Piscine un po' particolari a Bondi Beach.

Da Bondi Beach parte una bellissima passeggiata, tutta su rocce a strapiombo sul mare, che porta ad altre spiagge simili alla prima, anche se più piccole: Tamarama Beach, Bronte Beach. Arrivato a Bronte, sono tornato indietro, ma avrei potuto proseguire per molti altri chilometri, fino a Cooge Beach, che la guida descrive così (più o meno): Cooge significa “odore di alghe marce”, ma non lasciatevi scoraggiare e visitate comunque questa splendida spiaggia.

Tamarama Beach.

Bronte Beach.

Dopo l'esperienza sulle spiagge, sono andato in periferia, per incontrare una persona speciale. Si tratta di Vittorio, detto Vic, 95 anni portati benissimo, emigrato in Australia nel 1934 quando aveva 16 anni, con fratelli e sorelle. Durante l'ondata migratoria degli anni '60 è diventato punto di riferimento per i tantissimi trentini che si sono trasferiti dall'altra parte del mondo. Fra questi anche Clelia e Camillo, miei prozii che hanno vissuto il sogno australiano, tornando però dopo 5 anni definitivamente in terra trentina. Vic parla un ottimo italiano e la sua casa, dove abita da solo in completa autonomia, è costellata di bandiere dell'Italia, fotografie che lo ritraggono con le più importanti personalità del Trentino, e ritagli di giornali locali che raccontano di una sua passione davvero peculiare. Nel corso della sua vita è tornato in Italia tante volte, ameno una ventina, diverse della quali portandosi appresso automobili australiane, con le quali amava attraversare la penisola, suscitando la curiosità e lo stupore della gente. E' molto orgoglioso della sua Sydney (la città più bella del mondo!), e quasi si scandalizza quando scopre che ho intenzione di andare a Melbourne senza nemmeno aver provato un viaggio in traghetto (ferry).

Ecco Vic. Il poster alle nostre spalle mostra uno dei suoi viaggi in auto in Italia.

Ecco che allora mi fermerò in città anche domani, con un programma da camminatore incallito. Circa 30km, calpestando l'Harbour Bridge, attraversando la parte nord della città, lo Spit Bridge, le scogliere e la costa, fino ad arrivare all'altra spiaggia simbolo di Sydney, la Manly Beach. Ritorno in ferry, fino all'ostello. Domenica mattina molto presto, partenza per Melbourne!