In giro per Bangkok


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Mercoledì 27 marzo 2013. In viaggio: giorno 27. In Thailandia: giorno 2.

Oltre a visitare i classici luoghi da turista, ho attraversato a piedi praticamente tutta Bangkok, compresi angoli dove di turisti ne passano ben pochi.

Ho girato Chinatown senza mappa, usando solo la bussola per la direzione generale. Un labirinto di negozietti, ambulanti, cibo da strada, migliaia di cinesi stretti stretti, motorini e biciclette stracariche di merci che sgusciano fra la folla: un caos indescrivibile. Ho passato la zona delle scarpe, con centinaia di negozi tutti uguali che vendono… scarpe. Poco più in là, la via delle stoffe. Poi quella dell'elettronica (soprattutto autoradio e altoparlanti), quella degli orafi, quella dei giocattoli, quella dei meccanici, infine quella che cercavo: la via dei calzini. Decine di negozi che vendono solo ed esclusivamente calzini, di tutti i tipi e di tutte le misure. Ne cercavo un paio di leggeri, in alternativi ai pesantissimi calzini da trekking. Dopo breve contrattazione a gesti e con l'aiuto di carta e penna, siamo arrivati all'accordo. Poco meno di 5 euro per un paio di calzini molto simili a quelli che solitamente uso per correre. Beh, mi sbagliavo. La tipa del negozio mi mette un mano uno scatolone… Per quella cifra ho comprato una partita da 12 paia! Non ho battuto ciglio e come niente fosse ho riempito lo zainetto di calzini. Nel corso del pomeriggio li ho regalati quasi tutti ad altri turisti incontrati per caso: piuttosto divertente notare le loro espressioni, prima sospettose, quasi scocciate, poi divertite e riconoscenti…

Fattore protezione 130!

Mi ha colpito la pubblicità della crema solare. Da noi si usano fattori di protezione relativamente bassi, con in bella evidenza la scritta “abbronzante“. Qui a Bangkok, tutto il contrario. Fattori di protezione esagerati (vedi foto) e parola chiave “sbiancante“. Evidentemente la pelle bianca è considerata segno di bellezza. Lo stesso accade per esempio anche in Cina e in Nepal. Mi diceva Suraj che in Nepal chi ha la pelle molto scura (per l'abbronzatura o per genetica) viene addirittura disprezzato ed emarginato. Sempre a proposito di pubblicità, potrei sbagliarmi, ma ho l'impressione che il canone di bellezza ideale per la donna preveda sopracciglia folte e ben definite (vedi foto). Mah, magari mi sto confondendo…

Come avvertivano i libri guida, sono stato avvicinato diverse volte da guidatori di tuk-tuk truffaldini. Forte della mia decisione di muovermi sempre a piedi, li ho potuti evitare facilmente, anche se alcuni sono stati molto, troppo insistenti. Sulla via del ritorno ho anche voluto provare un giro in barca sul fiume. Sembra di essere a Venezia, con decine e decine di barche piccole e grandi che trasportano merci e persone da una sponda all'altra. Anche qui ho evitato la trappola per turisti, prendendo il traghetto standard per gente comune: 15 centesimi per quasi mezz'ora di navigazione. Il giro turistico sarebbe costato circa 8 euro, su barca più grande zeppa di occidentali con macchina fotografica.

Visitando il Wat Phra Kaeo.

Dettaglio di un dipinto murale a Wat Phra Kaeo. Alto circa 2m, l'intero dipinto sarà lungo almeno 300m.

Fantastiche bibite per riprendersi dalla calura: succo di Longan e noce di cocco fresca.

Domani mattina presto partirò per il nord del paese, verso Chiang Mai. Oltre 750km per 12 ore di treno: 16 euro per un posto in seconda classe con aria condizionata. La terza classe sarebbe stata molto più economica, ma senza aria condizionata… Mi fermerò lì un giorno intero, per poi spostarmi a Pai, sulle montagne, dove conto di fare qualche giorno di trekking. Ho anche deciso dove concludere il mio soggiorno thailandese: sull'isola di Ko Chang, dove mi prenderò qualche giorno di relax in spiaggia. Il periodo fra la fine del trekking e l'inizio della spiaggia resta invece un grosso punto di domanda…

Cibo di emergenza per domani, nel caso non ci fosse la carrozza ristorante.

Errori Windows sulla metro di Bangkok.

Ancora sul Nepal

Segnalo che Serena di Cambio Rotta, la ragazza italiana conosciuta prima virtualmente grazie a Il Cammino, poi dal vivo lungo l'Annapurna Circuit, sta pubblicando a puntate il suo diario nepalese. Un bellissima lettura, grazie Serena!

La continuazione, prossimamente direttamente sul suo blog Cambio rotta.

 

Nepal: bagni, cibo, e altre curiosità


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In questo post rispondo ad alcune domande che mi sono arrivate in privato. Si tratta senz'altro di argomenti secondari che possono apparire futili o irrilevanti, ma capisco che dettagli di questo tipo in alcune situazioni possano spaventare o fare la differenza.

Bagni nepalesi

Ormai ho una certa esperienza. Cominciamo col dire che l'unico bagno del tutto identico ai nostri l'ho visto solo nell'albergo di Kathmandu, un albergo esclusivamente per occidentali e di buona qualità, diciamo equivalente a un nostro tre stelle.

Il livello immediatamente al di sotto ha solo una piccola differenza: la destinazione finale della carta igienica. Invece di buttarla direttamente nello scarico, va depositata in un apposito cestino. A Chitwan e Pokhara, in alberghi relativamente lussuosi, c'era un rotolo di carta igienica, mentre in molti altri luoghi lungo il cammino era necessario portarsela da fuori.

Andiamo oltre. In generale, la turca è molto più diffusa del classico wc ed è raro che ci sia lo sciacquone. La soluzione di gran lunga più comune è un piccolo rubinetto, un secchio grande e un piccolo secchiello (vedi foto). L'idea è quelle di mantenere il secchio grande più o meno pieno d'acqua. In caso di pipì, si pesca col secchiello e si getta nello scarico. In caso di rifiuti solidi, si può usare direttamente il secchio grande. Leggendo la Lonely Planet, ho anche capito che i nepalesi NON usano la carta igienica. Quando necessario, usano l'acqua del rubinetto, la mano sinistra e… Ammetto di aver provato questo sistema; nonostante la prima impressione un po' schifosetta, alla fine della procedura si è sicuramente più puliti e freschi. In ogni caso, mantengo una netta preferenza per la carta igienica. In tutti bagni esiste un cestino per gli occidentali che non vogliono rinunciare a carta igienica o fazzoletti di carta.

Andiamo oltre… Le ultime due notti prima del passo Thorung La hanno una caratteristica in comune: non c'è l'acqua corrente. Da nessuna parte. I bagni, rigorosamente esterni, hanno la turca, un secchio grande con l'acqua, e il classico secchiello. Se poi uno deve andare di notte, oltre al freddo belluino, si ritrova con un bel blocco di ghiaccio al posto dell'acqua. Non ho idea di quale sia la procedura corretta da seguire, ma immagino che alcune mattine si possano trovare montagne di escrementi (congelati) non digeriti dagli scarichi.

Docce nepalesi

Inutile dire che negli alberghi a Kathmandu, Chitwan e Pokhara esiste sempre la possibilità di fare un'ottima doccia calda.

Dividerei il cammino in tre parti. Dall'inizio del trekking e fino a Manang solo docce solari. Significa che nelle giornate di sole, se si è fra i primi a farsi la doccia, si trova acqua molto calda. Se invece ha piovuto, è stato nuvoloso, o molti altri hanno già fatto la doccia, allora resta una bella doccia tiepidina o quasi fredda. Dopo Manang e fino al passo, come già detto prima, non c'è l'acqua corrente e di conseguenza nemmeno l'acqua calda per la doccia. Io non mi sono lavato per qualche giorno, ma in caso di emergenza dovrebbe essere possibile comprare sacchi di acqua calda da appendere al soffitto. Dopo il passo, nella maggior parte dei casi è possibile fare una doccia calda indipendentemente dal tempo atmosferico.

Cibo

Alcuni mi dicono che nelle foto appaio magrolino e un po' patito. E' vero che probabilmente ho perso qualche chilo, ma non certo per la mancanza di cibo. In realtà sto molto bene e in questo momento sono decisamente in forma. In generale, i pasti sono stati di ottima qualità, viste le condizioni delle cucine. In alcuni luoghi mancava l'acqua corrente, l'elettricità, e nonostante tutto i gestori sono sempre riusciti a garantire un ampio menù con specialità nepalesi, cinesi, italiane, e indiane. Dove indico i prezzi, mi riferisco all'Annapurna Circuit, dove sono direttamente proporzionali alla quota, i.e. in alto aumentano i prezzi.

Del Dal Bhat nepalese ho già parlato in altri post. Sempre un'ottima scelta, anche perché è l'unico piatto dove è prevista la possibilità di fare il bis (e il tris, a volontà). Prezzo variabile fra 2.00 e 4.00 euro.

Di italiano ho provato solo la pizza (da 2.00 a 4.50 euro). Niente male, anche perché non si trattava certo di prodotti surgelati. L'impasto, per quanto diverso dal nostro, era senz'altro genuino e fatto a mano. E' vero che al posto del pomodoro c'era ketchup piccante e al posto della mozzarella formaggio di yak, ma la combinazione non era affatto male. Gli altri piatti italiani onnipresenti erano vari tipi di pasta (maccaronni, spageti) e le immancabili lasayne, in versione veg e no-veg.

Come piatti cinesi ho provato i mo:mo, quelli che da noi si chiamano ravioli al vapore. Ho provato tanti tipi diversi di ripieni e mi sono sempre trovato bene. La porzione standard è di 10 mo:mo, per un costo sempre molto contenuto, diciamo da 1.20 a 2.50 euro. Anche se forse non è un piatto cinese, ho provato la noodle soup. Saporita e spesso piccante, molti in alta quota la prendono a colazione. Io l'ho provata solo una volta come antipasto. A proposito di zuppe, alle alte quote ho gradito molto la French Onion Soup (zuppa di cipolle francese), sempre sotto ai 2 euro.

Come piatti indiani, mi sono appassionato al Chicken Biyriani, un mix di aromi buonissimi ed un piatto molto sostanzioso. Eccellente la presentazione di questo piatto a Marpha, completata da un pomodoro scolpito, contenente una candela accesa… Prezzi leggermente più alti, da 3.00 a 5.00 euro.

In caso di fame acuta, mi sono concesso un rosti di patate con uovo fritto (da 1.50 e 2.50 euro). Fantastico quello di Hile, arricchito con spezie, cipolle e altre verdure.

Per quel che riguarda la colazione, ho attraversato alcune fasi. Fino a Manang ho sempre preso uno speciale the con zenzero, limone e miele, più pane chapati con marmellata e miele. Da Manang al passo, sempre lo stesso the, accompagnato però da pancake di mela. Da Muktinath in poi, latte caldo e uovo fritto. Non ho una spiegazione sul perché di queste scelte; semplicemente di questi cibi avevo voglia.

Laudry service

Inizialmente ho lavato personalmente i panni sporchi. Poi, visti i risultati scarsi e l'avversione istintiva che provo per questo lavoro, mi sono appoggiato ai servizi offerti dagli alberghi e dalle guesthouse. Il lavaggio è sempre molto veloce, mentre l'asciugatura dipende essenzialmente dal sole. A Kagbeni ho beccato un pomeriggio di pioggia e i panni sono rimasti umidicci per un paio di giorni. A Pokhara a Kathmandu invece ho fatto lavare completamente l'intero guardaroba. Non conosco i prezzi negli alberghi italiani, ma immagino che qui siano molto più bassi. A Pokhara, dove ho fatto lavare un grosso sacchettone di indumenti lerci, ho speso poco più di 3 euro.

Altre curiosità

Divertente gironzolare per il quartiere Thamel di Kathmandu. Si tratta della zona più turistica della città, dove sono concentrate quasi tutte le agenzie di trekking, i negozi di articoli (tarocchi) da trekking, le bancarelle dei souvenir, e dove soggiornano praticamente tutti i trekkers durante la parmanenza nella capitale. Mentre cercavo un buon ristorante sono stato avvicinato da un numero imprecisato di tizi che prima mi chiedevano la provenienza (un sorrisone e where are you from?). Poi, con ottima pronuncia, le uniche parole in italiano che conoscevano: fumo? droga? marijuana? hashish?… Dopo il mio diniego, uno di loro, se ho ben capito, mi ha proposto due ore di massaggio con sua sorella, mmm…

Ancora più numerosi quelli che ti avvicinano, fanno i simpaticoni (italiano? ehi a Roma conosco Alex, un caro amico…), per poi proporre trekking super-scontati. Ma qui ho risolto facilmente dicendo chiaramente come prima cosa che ho già camminato e che ho solo un altro giorno in Nepal.

In caso di domande, vedrò di aggiornare questo post con ulteriori curiosità…

 

Incontri molto ravvicinati, safari a Chitwan


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Venerdì 22 marzo 2013. In viaggio: giorno 22. In Nepal: giorno 21.

Ieri ho concluso il post auspicando numerosi e ravvicinati avvistamenti di animali. Sono stato accontentato. Iniziamo dall'esito: un occhio nero e la faccia gonfia…

No, non ho litigato con canguri pugili in trasferta. Lo scenario è stato abbastanza da incubo, ma andiamo con ordine. Tutto è successo durante l'attività più significativa: il safari in groppa agli elefanti. Circa una ventina di elefanti addestrati (importati dall'India, è proibito addestrare quelli selvatici), ognuno dotato di portantina per il trasporto di 4 turisti: ci si siede, le gambe si incastrano negli appositi spazi e si sta tutto sommato comodi. L'autista siede invece sul collo dell'animale, che viene guidato sia con comandi verbali (ne riconoscono una ventina), sia con abili pressioni dei piedi sul retro delle orecchie, sia con sonore e apparentemente molto violente bastonate in testa.

Dopo pochi minuti, il colpo di sfortuna. Il nostro elefante calpesta un alveare selvatico e una nube di api inferocite comincia ad inseguirci e ad attaccare. Non c'è via di scampo, non possiamo muoverci, le gambe sono incastrate e non possiamo certo scendere. L'elefante, invece di scappare, continua placido, tanto ha la pelle spessa e le api nemmeno le vede. Fortunatamente ho maniche lunghe, pantaloni lunghi, scarponi, calzettoni e cappello. Inoltre, mi sono spalmato per bene di crema insetto-repellente. Ho tralasciato solo zona occhi, orecchie, e naso. Mi sono trovato nella spiacevole situazione di avere, contemporaneamente, api in tutte e due le orecchie e in tutti e due gli occhi, incastrati fra pupilla e lenti degli occhiali da sole. Prima di capire che la soluzione era di togliere gli occhiali, coprire gli occhi con una mano, e un orecchio con l'altra, ho fatto in tempo a beccarmi una ventina di punture. Diverse su naso e zigomi, un paio sull'orecchio sinistro, una sull'occhio destro, fortunatamente sulla palpebra inferiore, a più di mezzo centimetro dall'occhio vero e proprio. Ho avuto una certa paura per l'occhio; durante la fase più concitata avevo almeno tre api fra lente e occhio e, prima che mi rendessi conto di cosa stava succedendo, sicuramente avranno sbattuto anche contro la cornea… Tutto sommato, quindi, bene così; non ho avuto grossi danni, solo uno spavento e qualche dolorino che passerà, spero, nel giro di un paio di giorni. I miei compagni di disavventura hanno avuto sorti differenti. La ragazza australiana sedeva davanti, era imbottita di repellente e, anche se aveva le maniche corte, ha riportato anche lei solo una ventina di punture non ha riportato punture. Il signore francese che, come me, era seduto dietro non è stato invece molto fortunato. Niente repellente, t-shirt, pantaloni corti, sandali, niente cappello… Nelle operazioni di reciproca rimozione dei pungiglioni abbiamo contato oltre 70 punture su tutto il corpo.

A parte questo episodio, durante la giornata ho avuto modo di avvistare diversi animali interessanti: coccodrilli durante il percorso in canoa, rinoceronti durante il safari sull'elefante, e poi cervi, scimmie, maiali selvatici, pavoni, aquile, altri uccelli di tutti i tipi… e tante api! Per concludere, ho assistito da spettatore al bagno con elefante. Di seguito, una selezione di fotografie a tema safari.

Questa mattina, prima di incontrare le api!

Povera bestia, doveva sentirsi osservato...

Ecco il bagno con elefante (che ho accuratamente evitato)

Il programma per i prossimi giorni è molto lineare. Domani tornerò in autobus a Kathmandu, dove mi fermerò per un paio di giorni. Poi riprenderò il viaggio in aereo verso la Thailandia. A meno di imprevisti o di eventi particolarmente significativi, prevedo di non scrivere nulla sul blog fino al mio arrivo in Thailandia. Ci si risente fra qualche giorno, in un altro paese, a presto!

Aggiornamento 24 marzo 2013: grazie a un'incredibile coincidenza, ieri sera a Kathmandu sono entrato in un ristorante quasi contemporaneamente alla ragazza australiana con la quale ho condiviso safari sull'elefante e attacco delle api. Abbiamo così deciso di cenare insieme. Lei si chiama Jennifer, viene da Brisbane, e inizierà domani la sua principale attività nepalese: l'Annapurna Circuit. Camminerà con un gruppo di 12 persone, quindi immagino che la sua esperienza sarà sostanzialmente diversa dalla mia; comunque la ho passato diverse informazioni che forse le torneranno utili. Ho anche dovuto rettificare il post; Jennifer infatti è stata più fortunata di quel che avevo capito. Grazie allo spray anti-insetto e alla sua lotta col cappello, è riuscita a non essere punta nemmeno una volta. In realtà le api si sono concentrate su chi sedeva dietro e sul guidatore dell'elefante. Non me ne ero accorto, anche perché gli davo le spalle, ma Jennifer mi ha detto che il guidatore è andato completamente nel panico per le api.

 

Viaggio verso Chitwan


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Giovedì 21 marzo 2103. In viaggio: giorno 21. In Nepal: giorno 20.

Immagino si tratti di un banano.

Il viaggio in autobus è stato molto più tranquillo rispetto a quello dei primi giorni. Anche se il mezzo è praticamente lo stesso o quasi, questa volta si trattava di un autobus turistico. Significa semplicemente che costa un po' di più, carica solo turisti, e fa pochissime fermate. Da Pokhara a Chitwan in poco più di cinque ore, su strade scassatissime.

Chitwan è il safari per eccellenza del Nepal. Sempre grazie all'agenzia che mi ha organizzato il trekking (Outfitter Nepal), ho incluso anche un pacchetto 3 giorni / 2 notti da queste parti. Si respira ovviamente un'altra atmosfera: tutto pulito, resort di lusso, a misura di turista esigente. Come sono arrivato, un tizio mi ha presentato il programma dei prossimi due giorni. Tutto organizzato, con orari per mangiare, visite, esperienze particolari.

Vista da Chitwan durante il nubifragio.

La passeggiata nel parco con tramonto spettacolare, prevista per oggi pomeriggio, è però già saltata. Un orrendo nubifragio con grandine spaziale (chicchi da 3cm di diametro) ha fermato tutte le attività fino a sera. Alle 19:45, in un auditoriom al coperto, spettacolo di danza tradizionale Tharu. Piuttosto interessante, anche se si respira un po' l'atmosfera da villaggio turistico.

La vera giornata da safari sarà però domani; speriamo di essere fortunati con il tempo e con gli avvistamenti.

 

Circuito chiuso, da Hile a Nayapul


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Mercoledì 20 marzo 2013. In viaggio: giorno 20. In Nepal: giorno 19. A piedi: giorno 16.

Annapurna Circuit: giorno 16. Da Hile (1430m) a Nayapul (1070m).

E così ho concluso l'Annapurna Circuit, la prima esperienza a piedi di questo lungo viaggio. Poco da dire sul percorso: un paio d'ore di discesa tranquilla, con i segni della civiltà che si fanno via via più intensi, fino ad avere, nei pressi di Nayapul, l'impressione di essere entrati nella caotica ed inquinatissima periferia di Kathmandu. Come pochi giorni fa, anche oggi abbiamo avuto una guida locale d'eccezione: un bel cagnone nero che ci ha accompagnati per l'ultima mezzora. Galline, buoi, mucche, altri cani: ci ha pensato lui a spostarli, a furia ordini abbaiati (e ringhiati). Appena siamo entrati in taxi ci ha guardato con i suoi occhi tristi ed è sparito a cercare altri camminatori da adottare.

Poco prima di pranzo siamo arrivati (in auto) a Pokhara, la seconda città più importante del Nepal, dove abbiamo passato il resto della giornata. Suraj è stato molto gentile e mi ha portato a visitare i posti più caratteristici della città. Come nel caso della capitale, eviterò i particolari, ma sono rimasto colpito dalla cavità naturale che sprofonda fino a 100m sotto il livello stradale. Ora è visitabile e, sfruttando alcuni stretti e ripidi cunicoli, si arriva sul fondo, dove è stato costruito un tempio indù dedicato al Naga, la divinità con le teste di serpente alla quale ci si rivolge in caso di siccità. Curiose anche le statue alle pareti, tutte in pose molto lascive ed esplicite (in foto una delle più caste).

Memore dell'esperienza dell'anno scorso in Spagna, ho pensato bene di affidarmi ad un barbiere locale per liberarmi dal barbone spuntato durante i primi 20 giorni di viaggio. Anche questa volta un'esperienza memorabile. Nulla da dire sulla rasatura: ha capito di risparmiare il pizzetto e lo ha addirittura regolato perfettamente senza macchinetta (solo forbici e pettine). Poi ha visto qualcosa che non andava fra i miei capelli e, fra il divertito e il preoccupato, gli ho dato carta bianca. In Nepal i capelli dietro alle orecchie si rasano completamente, quindi… beh, diciamo che mi sento un po' strano, anche se i nepalesi mi troveranno più normale. Per concludere, ha spalmato un po' di gel e mi ha proposto un massaggio testa/collo. Pensavo fosse questione di pochi secondi, invece mi ha massaggiato / massacrato per mezzora. Mi ha tirato collo, braccia, spalle, schiena, ha trovato dolorini sospetti, e ha insistito… Suraj mi ha detto che quel barbiere è famoso in tutta Pokhara per i massaggi, tanto che mentre mi trattava si è formata una discreta coda. Tutto sommato una bella esperienza, e nemmeno molto cara: circa 2 euro per la rasatura, circa 13 euro per il massaggio.

Isolotto sul lago di Pokhara, con famosissimo tempio indù.

Serata in locale caratteristico con canti popolari e balletti, ultima cena con Suraj. Domani mattina presto mi accompagnerà alla stazione delle corriere, dove partirò alla volta di Chitwan. Lui invece tornerà subito a Kathmandu. Mi sono trovato molto bene con lui, sempre preciso, decisamente competente, sempre attento alle mie esigenze, senza essere mai invadente. Spero di essere altrettanto fortunato in futuro.

 

Mille montagne, da Ghorepani a Hile, via Poon Hill


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Martedì 19 marzo 2013. In viaggio: giorno 19. In Nepal: giorno 18. A piedi: giorno 15.

Annapurna Circuit: giorno 15. Da Ghorepani (2860m) a Hile (1430m), via Poon Hill (3193m).

Nuovamente senza parole. Una vista stupenda e una selva di fotografie (e di fotografi). Partenza di gruppo da Ghorepani alle 5, per arrivare una mezzoretta prima dell'alba a Poon Hill (3193m), il famoso punto super panoramico. A parte la ressa – almeno 250 fotografi all'assalto – lo spettacolo c'è stato davvero. Tempo perfettamente sereno, nemmeno una nuvola, due grandissimi massicci himalayani davanti ai nostri occhi.

Ressa a Poon Hill.

Da una parte, il massiccio del Dhaulagiri, con la cima principale a 8172m e con numerose importanti cime secondarie. Dall'altra l'ormai familiare massiccio dell'Annapurna, con ottima visibilità della tanto desiderata cima principale, l'Annapurna I (8091m). Bellissima, piramidale, e paurosa anche l'Annapurna South (7219m). Per non parlare della famosa coda di pesce, la montagna sacra del Nepal, inviolata e proibita, dal profilo molto caratteristico: il Machhapuchhre (6997m). Di seguito, alcuni degli scatti di questa mattina.

Gangapurna (7454m) a sinistra e Machhapuchhre (6997m) a destra.

La discesa verso Hile è stata parecchio lunga e, soprattutto nell'ultima parte, spacca-ginocchia. Un'infinita gradinata molto ripida, percorsa sotto un sole cocente. Siamo comunque arrivati molto presto, prima dell'ora di pranzo, e ora ci stiamo rilassando in questo paesino decisamente paradisiaco. Sia per il paesaggio molto rurale, sia per la temperatura ideale, sia per la qualità elevatissima della cucina. A pranzo ho mangiato i migliori mo:mo di sempre e a cena vedrò di scoprire alte prelibatezze.

Nel pomeriggio è arrivata una coppia di giovani italiani, Simona e Luca, che ha iniziato solo oggi a camminare. Sono di Imola e faranno un percorso breve, con attrazione principale Poon Hlll. Domani faranno in salita tutto il lungo tratto che oggi ho fatto in discesa: buona fortuna!

Ecco Simona e Luca.

Un simpatico signore irlandese mi ha anche dato delle dritte su cosa fare in Thailandia (ormai fra pochissimi giorni). Suggerisce di spostarsi nel nord, entrare in Laos, prendere la slow boat sul fiume, passare in Cambogia, visitare i templi di Angkor, tornare in Thailandia, passare qualche giorno sull'isola X (spiaggia, sole, mare), e poi ripartire per l'Australia. Eh, ormai la mia esperienza in Nepal volge al termine…

 

I rododendri!, da Tatopani a Ghorepani


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Lunedì 18 marzo 2013. In viaggio: giorno 18. In Nepal: giorno 17. A piedi: giorno 14.

Annapurna Circuit: giorno 14. Da Tatopani (1190m) a Ghorepani (2860m).

Senza saperlo, ho scelto la stagione migliore per passare da queste parti. In questi giorni infatti ci sono gli alberi di rododendro in fiore. Se si considera che dai 2000m in su ce n'è un'intera foresta, lo spettacolo è garantito. Il rododendro è il fiore simbolo del Nepal e tutti, a partire da Suraj, ne sono molto fieri. A dir la verità, ero convinto che il rododendro fosse una piantina montana, un arbusto. Invece è un albero vero e proprio, tronco centenario e almeno una decina di metri d'altezza. Alcuni esemplari probabilmente sfiorano i 20 metri. I fiori sono poco più grossi di un pugno e sfoggiano un rosso intenso. In alcuni punti il sentiero sembra una galleria scavata fra i rododendri…

Albero di rododendro, con Dhaulagiri (8167m.)

Come previsto, la salita è stata parecchio dura, tutta sotto il sole e con un dislivello superiore alla semplice differenza delle altitudini (tanti, tanti saliscendi). A volte però bastava fermarsi, girarsi, e ammirare il fantastico panorama: la fatica sembrava sparire, ameno per alcuni istanti.

Un bella vista del Nilgiri (quasi un 7000m).

Poco sopra il paese di Ghorepani c'è un punto panoramico eccezionale. Si chiama Poon Hill (3193m) ed è raggiungibile in circa 40 minuti a piedi. Domani partiremo alle 5 alla volta di Poon Hill, con l'idea di ammirare l'alba. Nel post di domani prevedo un'indigestione di foto panoramiche! A meno di imprevisti, dovrei riuscire a immortalare anche l'Annapurna I (8091m), che mi era sfuggito l'altroieri da Kalopani.

Vista da Chitre (2390m), dove abbiamo pranzato.

 

Hot springs, da Ghasa a Tatopani


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Domenica 17 marzo 2013. In viaggio: giorno 17. In Nepal: giorno 16. A piedi: giorno 13.

Annapurna Circuit: giorno 13. Da Ghasa (2010m) a Tatopani (1190m).

Come già scrivevo ieri, Ghasa probabilmente non potrà più contare sull'arrivo di trekkers e, a quanto pare, tutto il paese si sta dedicando alla produzione delle ceste (doko in nepalese) usate per trasportare le merci. Girando per le case prima di colazione ho potuto osservare tutte le fasi della lavorazione.

C'è un tizio che siede a gambe incrociate tutto il giorno (vedi foto), riducendo i rami di bambù in sottili striscioline estremamente flessibili. Un lavoro di grande abilità, che lo assorbe completamente. Ieri pomeriggio quando siamo arrivati stava lavorando. A ora di cena pure. Quando sono uscito per ammirare le stelle era ancora lì, sotto una lampadina. Questa mattina quando mi sono alzato, lui era già lì che lavorava. Mi dice Suraj che lavora durante tutte le ore di luce, con brevissime pause per i pasti. Se poi in paese arriva la corrente elettrica, allora prosegue fino a notte inoltrata. Le striscioline passano poi di casa in casa, dove uomini e donne le intrecciano fino ad arrivare al prodotto finito (vedi foto).

Non c'è molto da dire sul percorso di oggi. Tre ore di discesa su strada polverosa, sempre di fianco al fiume. Il tempo è un po' incerto e, per una volta, non devo riempirmi di crema solare.

Mi sono informato, sempre grazie a Suraj, sul perché tanti paesi della zona finiscono con “pani“. Pani significa acqua, quindi Kalopani è “acqua nera“, Ghorepani è “acqua per i cavalli“, Chisopani è “acqua fredda“,e Tatopani, mia destinazione giornaliera, è “acqua calda“.

Acqua calda (Tatopani) non a caso. A 2 minuti dal mio bungalow c'è infatti una sorgente di acqua bollente e questa località è famosa per i bagni. Due piscine, una con l'acqua così come esce dalla terra, l'altra, più sopportabile, con una miscela di acqua termale e acqua (fredda) di fiume. Bello ritrovarsi con gli amici di cammino e bollirsi un po' tutti insieme, sotto una pioggia torrenziale.

Il mio bungalow, oltre a trovarsi vicinissimo ai bagni termali, è nel bel mezzo di un giardino molto, molto ricco. Infiniti aranci e banani, pieni di frutti, fiori di tutti i tipi, verde ovunque… una bella differenza rispetto a solo un paio di giorni fa.

Fra poco, cenone energetico in vista del salitone di domani: 1600m di dislivello, con arrivo in località super panoramica. Speriamo nel bel tempo.

 

Lungo il fiume, da Marpha a Ghasa


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Sabato 16 marzo 2013. In viaggio: giorno 16. In Nepal: giorno 15. A piedi: giorno 12.

Annapurna Circuit: giorno 12. Da Marpha (2670m) a Ghasa (2010m).

Come distanza, quella di oggi probabilmente è stata la tappa più lunga di tutto il cammino. Come impegno e come tempi invece, una tappa piuttosto tranquilla e riposante. Sempre lungo il fiume, su una comoda strada sterrata, in piano o discesa, per ore e ore.

Fino a Kalopani il letto del fiume è larghissimo e asciutto, sembra quasi un lago in ritirata. Poi la valle si stringe, il fiume diventa un impetuoso torrente, e mi sembra di essere in un luogo molto familiare: la Val d'Ambiez, nelle Dolomiti di Brenta. La stessa strada, gli stessi ponti, la stessa vegetazione (almeno al mio sguardo inesperto), la stessa forma delle pietre e del torrente. Per alcuni minuti mi sento a casa…

Kalopani (2530m), dove ci fermiamo a pranzo, è un luogo che riveste per me una certa importanza. Da qui dovrebbe infatti essere possibile avvistare la cima principale del gruppo dell'Annapurna, l'Annapurna I (8091m), la decima montagna più alta del mondo. Purtroppo il cielo è pieno di nuvole, piove a sprazzi e poco sopra, probabilmente dai 3000m in su, sta nevicando. Niente Annapurna I quindi. Fra un paio di giorni però avremo un'altra possibilità: speriamo bene.

La situazione guesthouse a Ghasa è un po' decadente. Fino a qualche tempo fa dovevano esserci molti clienti: le strutture sono buone, le camere piacevoli. Purtroppo è evidente che le rotte sempre mutevoli dei turisti stanno escludendo questo paesino; molti ci passano durante il giorno, ma ben pochi si fermano a dormire. Siamo gli unici ospiti, ovunque ci sono due dita di polvere, montagne di mosche morte vicino alle finestre, secondo me qui non ci dorme nessuno da giorni e giorni. E' stato difficile anche ordinare la cena, non avevano disponibilità di parecchi ingredienti. Alla fine ho ordinato una pizza al tonno, sperando che la scatoletta non sia scaduta da 5 o 10 anni…

Bella invece l'accoglienza. Poco più di un chilometro prima di entrare un paese una cagnetta ci è venuta incontro, ci ha annusati, ha scodinzolato, e ci ha fatto strada, fino alle prime case del paese. Poi ci ha salutati ed è tornata al punto di partenza. Una vera e propria guida locale.

Torno brevemente sull'incontro di ieri sera con Young, la signora giapponese / coreana. Ci ha raccontato la storia della sua vita, molto coinvolgente e a tratti commovente. Non intendo riportare qui i dettagli, talvolta anche personali. Se ho ben intuito, comunque Young deve essere una scrittrice piuttosto famosa in Giappone, in particolare per un romanzo parzialmente autobiografico. Nessuna delle sue opere è stata tradotta (né in inglese, né tantomeno in italiano). Magari indagherò meglio più avanti quando avrò una connessione internet migliore. Provo ora un esperimento, ecco il nome completo di Young: 全 纓 (dovrebbe essere Kim Young, anche se in giapponese il secondo simbolo si legge 'Ei' invece di Young… bah).

 

La piccola Lhasa, da Kagbeni a Marpha


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Venerdì 15 marzo 2013. In viaggio: giorno 15. In Nepal: giorno 14. A piedi: giorno 11.

Annapurna Circuit: giorno 11. Da Kagbeni (2800m) a Marpha (2670m).

Dopo la preoccupante pioggia di ieri ci svegliamo, come sempre, con cielo terso e sole splendente. Poco sopra Kagbeni però c'è una bella spruzzata di neve fresca (vedi foto).

Considerazione generale. Ha ragione la Lonely Planet a dividere l'Annapurna Circuit in due parti distinte e indipendenti. L'atmosfera dopo Muktinath è completamente differente, da molti punti di vista: etnie, tipologia di villaggi, difficoltà di cammino, ambiente in generale. Molti dicono che dopo aver scavalcato il passo Thorung La il resto non abbia più senso, ma non sono d'accordo. E' come cominciare da zero un nuovo cammino, una nuova esperienza. E' come fare due trekking in uno. E questo aggiunge enorme valore all'Annapurna Circuit nel suo complesso: un trekking completo, molto vario, che copre tutte le zone climatiche possibili, da quella tropicale, a quella artica. Forse in passato, tipo dieci o quindici anni fa, sarebbe stato ancora meglio, ma non mi posso certo lamentare.

La tappa di oggi segue un placido fiume che nell'attuale versione invernale è poco più di un torrentello. Il letto larghissimo lascia però immaginare cosa possa succedere durante la stagione delle piogge. Il sentiero passa subito a fianco del fiume, talvolta sulla strada (poco frequentata), talvolta lungo facili scorciatoie. Da Kagbeni a Marpha, poco meno di quattro ore rilassanti, sullo stile del cammino di Santiago, cioè: difficoltà zero.

La novità del giorno però riguarda Suraj. Questa notte è stato male, esattamente secondo le mie stesse modalità dei primi giorni. Sospetta intossicazione alimentare, strano sia capitato anche a lui. Spero che anche per lui il decorso sia rapido. Anche se indebolito, la tappa facile e le sue ampie risorse non lo hanno impedito minimamente. Sempre sullo stesso tema, oggi per la prima volta abbiamo trovato un ristorante che serve anche yogurt (di bufala). Ora posso dirmi completamente ristabilito.

Marpha, la piccola Lhasa: case e monastero buddista.

Due parole merita il villaggio di Marpha, detto anche la piccola Lhasa. Il richiamo alla capitale del Tibet riguarda un po' tutto: la gente, le case bianche con tetti piatti e depositi di legna, il monastero buddista, i viottoli intricati, i campi coltivati e ben tenuti nei dintorni. Non ho mai visto Lhasa di persona, ma immagino la somiglianza sia notevole…

Viuzze di Marpha, la piccola Lhasa

Ieri sera e questo pomeriggio siamo stati in compagnia di Young, una simpaticissima signora giapponese che prima di andare in pensione insegnava teologia all'università. In realtà è coreana, ma da giovanissima ha sposato un giapponese. Ora che il marito non c'è più, è diventata una viaggiatrice / camminatrice incallita. Nel corso degli ultimi 10 anni ha visitato più di 130 paesi, trovando occasione di camminare un po' dappertutto. Ad esempio, ha percorso il Cammino di Santiago di Compostela e fra un mesetto ne camminerà un'altra variante (Cammino del Norte). Ci siamo ovviamente confrontati sui nostri piani e sulle nostre esperienze. Mi ha sconsigliato il cammino degli 88 tempi sull'isola di Shikoku, troppo asfalto e troppe auto sfreccianti. Invece mi ha caldamente suggerito il Kumano Kodo, percorso di 600km molto più simile al Cammino di Santiago. Ecco un'interessante parola chiave da usare non appena avrò una buona connessione internet. Più avanti, quando avrò un po' di tempo, raccoglierò in un'apposita pagina i suggerimenti degli amici di cammino: ormai ho ricevuto buone dritte su Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Perù e Giappone.

Young a Marpha.

Casetta (molto) pericolante a Marpha.