Sulle palafitte, nord ovest della Thailandia

Domenica 31 marzo 2013. In viaggio: giorno 31. In Thailandia: giorno 6. A piedi: giorno 17.

Pooh trek: giorno 1.

Mi piacerebbe essere più preciso per quel che riguarda i luoghi, ma non ho una cartina dettagliata della zona e non seguiamo un sentiero segnato, solo una traccia che talvolta sbuca sulla strada sterrata, talvolta si inoltra fra gli alberi. In teoria le coordinate del villaggio nel quale ci siamo fermati dovrebbero essere lat=18.069167°, lon=98.131667°, ma non ne ho la certezza assoluta.

Ma andiamo con ordine. L'avventura nella giungla inizia con un lungo trasferimento in songthaew, quasi tre ore su strade in ottime condizioni, non molto diverse dalle nostre statali a quattro corsie. Il songthaew (vedi foto iniziale) è un pick-up convertito in veicolo per trasporto passeggeri, con un telo per riparare dalla pioggia e due panche per sedersi. Inutile dire che stare all'aperto quando si viaggia oltre i 100km/h non è esattamente rilassante e spesso bisogna tenere gli occhi chiusi per non beccarsi particelle di polvere o insetti nelle pupille. Dopo un rapido pranzo all'ingresso della riserva, altro breve trasferimento in jeep su strade molto ripide, fino ad arrivare al punto d'inizio del cammino.

Iniziamo a camminare. Da sinistra a destra: Fabien, io, Amelie, la nostra guida Aek, Cindy, e Vincent.

Il paesaggio è molto diverso da quel che ci aspettavamo. In tutte le direzioni, una distesa di cenere, alberi bruciacchiati, lingue di fuoco e nuvole di fumo. Siamo arrivati proprio il giorno in cui gli abitanti dei villaggi danno fuoco a intere colline per fare spazio alle coltivazioni di riso. Un rito che si ripete ogni anno proprio verso fine marzo, e non solo nell'estremo nord del paese ma, come ho potuto constatare durante il viaggio in treno, un po' ovunque. Il fuoco è talmente diffuso e si muove così velocemente che sarebbe pericoloso seguire l'itinerario previsto. Aek (la nostra guida, quella che ieri ho erroneamente chiamato Eki) decide così per un percorso alternativo, più sicuro ma anche molto più breve; poco più di un'ora e mezza invece delle quasi quattro previste.

Quasi tutto il cammino attraversa versanti già bruciati e ormai sicuri, perdendo però l'aspetto rigoglioso che ci si aspetterebbe da una giungla. Aek non perde comunque occasione per mostrarci gli animali, le piante, le curiosità di questa terra. Lui è nato e cresciuto a Pai, località di montagna poco distante da qui, e conosce tutti i trucchi. Ha raccolto e ci ha fatto assaggiare pezzi di corteccia, frutti di papaya selvatica, radici; ci ha mostrato la sua abilità con la fionda e ci ha insegnato come usare le dita per lanciare sassi-proiettile. Momento di terrore quando ho capito perché col suo coltellaccio batteva tutti i tronchi che trovava: voleva far uscire le api e mostrarci il miele… per fortuna che il fuoco dei giorni scorsi le ha costrette ad evacuare gli alveari!

Verso metà pomeriggio siamo arrivati nel villaggio che ci ospiterà per la notte. Niente balletti folcloristici, pannelli illustrativi, costumi fasulli da villaggio turistico. Si è trattato di un'esperienza vera, in una casa vera abitata da persone reali. Più che casa, sarebbe meglio dire capanna o palafitta. L'intera abitazione, sopraelevata di circa 2 metri dal terreno, è fatta di legno, bambù, e tetto ondulato. C'è la cucina, provvista solo di focolare (senza camino) e schiera di coltelli, e un'altra stanza completamente spoglia. Non esistono i concetti di sedia, tavolo e letto. Tutto si fa per terra, cucinare, mangiare, dormire, parlare, giocare. Fra il terreno e il pavimento vivono gli animali di casa: alcuni maiali setolosi, i cani, diversi galli e galline con numerosa prole. Difficile a volte capire se il rumore molesto appena percepito è un gran rutto (o un poderoso peto) della persona che ti sta accanto, o se è invece stato uno dei maiali sottostanti.

Simpatico ragnetto, a detta di Aek, non del tutto innocuo.

L'unica fonte d'acqua per l'intero villaggio si trova ad alcuni minuti di cammino. Una pozza semi-stagnante, in una valletta ombreggiata, popolata da migliaia e migliaia di ragni dalle zampe lunghissime, innocui ma comunque poco simpatici. Ad ogni passo è impossibile non schiacciarne una decina e se ci si ferma, nel giro di pochi secondi cominciano a risalire piedi e gambe. Aek, gran burlone, si è divertito a raccoglierne una discreta quantità, per poi lanciarceli mentre facevamo un rapido bagnetto alla fonte…

Per la notte, si dormirà ovviamente sul pavimento, protetti da un'opportuna zanzariera. Alcuni dei personaggi del villaggio sono davvero significativi, come il signore della foto: dovrebbe essere il dottore dei bambini. Se ho ben capito una specie di levatrice al maschile. Poco fa aveva un gran mal di testa e gli ho offerto una delle mia pillole di paracetamolo. Spero funzioni.

Il dottore dei bambini.

C'è anche una donna molto molto strana che però non vuole essere fotografata. Tatuaggi, braccialetti, calze, vestiti colorati, pipa sempre accesa. Probabilmente ha un ruolo importante nel villaggio, anche se non sono riuscito a capire quale. Comunque è molto rispettata.

Abbiamo cucinato insieme alla famiglia che ci ospita… Tre ore a pelare e tagliare verdure, affumicati dal focolare senza camino. Bellissima esperienza, anche se un disastro assoluto dal punto di vista dell'igiene. Ho visto cose… Cibo comunque buonissimo e molto apprezzato da tutti.

La signora strana. Foto scattata da lontano la mattina dopo.

La cena, servita ovviamente sul pavimento.

Avvertenza

I tre giorni di trekking sono stati molti intensi, senza nessun momento vuoto da dedicare al diario. Mi trovo quindi adesso, a posteriori, a scrivere il tutto.

 

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